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mercoledì 10 febbraio 2016

Città in fiamme

Stamattina mi sono alzata con il piede giusto. Chissà quale sia poi..una volta ho letto un articolo che parlava di strani riti propiziatori, e si pensa che sia il piede destro quello giusto. Non faccio mai particolare attenzione a quale dei due piedi sia riservato l'onore e l'onere di incontrare il freddo parquet mattutino, però parecchie ore fa mi sono sentita in dovere di ringraziarla, questa estremità spesso poco coccolata.
Purtroppo la giornata si è evoluta in un turbinio di cattiverie ed acidità (non rivolte a me). Sto diventando troppo sensibile riguardo certi atteggiamenti che non mi vanno proprio giù. Forse è l'età che avanza o forse una totale fiducia che sto riservando al mio lato più sensibile.
Non voglio comunque che questa acidità di stomaco e di anima (altrui) vado ad intaccare il mio progetto, che ieri sera ha preso forma in una piccola stanza in penombra ed oggi intende presentarsi a voi.
Come scrivevo su Facebook, mesi fa avevo iniziato questo pellegrinaggio fra gli attimi di bellezza che una giornata ci può riservare, e li avevo lasciati qui. Vorrei sottolineare che sono i "miei personali attimi di bellezza". Possono essere poco o del tutto non condivisibili, e non voglio dirottare le vostre emozioni. Io trovo "il bello" in tutto ciò che mi meraviglia, mi stupisce, mi incuriosisce, mi fa sentire viva ed in continua evoluzione.
Oggi ho deciso di riprendere, in virtù della mia totale dedizione verso il potere della condivisione e del "fare rete". Voi mi state donando molto, ed il mio compito, qui e ora, è quello di donare a mia volta.
Immaginate che questa sia una stazione radio molto autonoma, e di poter cambiare frequenza a vostro piacimento o di diventare dei fedeli ascoltatori.



Sarà Mondadori che nel mese di Febbraio (e non sono riuscita a recuperare una data certa, forse il 16 Febbraio) porterà sugli scaffali delle vostre librerie il romanzo d'esordio dell'anno.
"Un selvaggio tuffo dentro la desolata confusione della New York dei tardi anni '70", è così che lo ha definito il magazine RollingStone.
Garth Risk Hallberg, un critico letterario classe 1978, che quella New York non l'ha mai vissuta, ma che l'ha sempre amata, fin da ragazzo. Cresciuto nel North Carolina inizia da adolescente il suo pellegrinaggio verso la Grande Mela, e nel 2003 mentre è su un autobus e vede i profili di Lower Manhattan, sente nelle cuffie, per puro caso, queste canzone di Billy Joel: Miami 2017.
Ha subito tutto in mente: i personaggi, la scena. Il suo romanzo.

Miami 2017 è una canzone del 1976 e parla del'ipotetica distruzione che subirà New York fra quarant'anni. Una profezia che collega un clima di tensione che stava vivendo in quegli anni la grande metropoli e quello che sarebbe successo nel 2001 (spero il suo effetto sia svanito).



La stesura del romanzo sarà poi ripresa e completata nel 2007,quando Hallberg si trasferirà con la famiglia a Brooklyn.
Città in fiamme utilizza un fatto di cronaca: l'uccisione di una ragazzina a Central Park il giorno di capodanno del 1976, con un colpo di pistola. Attorno a questo omicidio e lungo tutte le indagini compariranno i newyorkesi e le loro vite. L'alta società, Wall Street, gli anarchici, i ragazzini delle periferie. Tutti legati fra loro ed attratti da qualcosa che li condurrà inevitabilmente al Grande Blackout del 13 Luglio 1977, che per alcuni sarà la fine.




Il Blackout del 1997 iniziò la sera del 13 Luglio 1977 e terminò nel tardo pomeriggio del 14 Luglio.
Arrivò al culmine di una fase di decadenza della città, attraversata da delinquenza, gang locali, crisi fiscale e disoccupazione. Le rivolte, partite soprattutto dai quartieri più poveri, ed i saccheggi causarono danni per milioni di dollari e centinaia di arresti. In questo clima di ansia e terrore andava ad inserirsi poi anche la figura di un pluriomicida, tale David Berkowitz. Se siete appassionati di serial killer e volete saperne di più fatevi un giretto su Wikipedia.

Perché vi ho segnalato questa uscita?
Amo tutto quello che riguarda New York, mi spiace spiare la vita dei cittadini, le innumerevoli intersezioni, le vie d'uscita e di condanna. Credo sarà un'uscita promettente, un modo per ritornare a rivivere quegli anni di rivolta, di odio ed amore. La rivelazione che può portare una fatalità, un imprevisto della vita.

A domani

F.

giovedì 8 gennaio 2015

Je suis Charlie

Buon 2015 a voi tutti! Citofonare Francesca è tornato, per restare con voi durante tutto quest'anno. Spero sia un anno di dolci fatiche e di grandi risultati. Uno dei miei propositi per quest'anno in fasce, è proprio quello di farlo crescere anche attraverso il mio blog, mantenendo i contatti con chi mi legge, facendovi scoprire quello che riesce a meravigliarmi ogni giorno. Mi sono prefissata di imparare una cosa nuova al giorno, di non smettere di essere curiosa, di discutere e confrontarmi con più persone, su svariati argomenti. Vorrei che il 2015 fosse un anno di crescita interiore, un anno da condividere con voi. Sarò sincera, ieri volevo mettermi al pc e ricominciare quest'avventura; ma sono rimasta sconvolta dall'orrore umano. Violenza inaudita che sconvolge una delle primarie libertà : quella di espressione. Come autrice di questo piccolo blog, non posso che sentirmi tramortita. La libertà di stampa, di esprimere le proprie idee, la propria creatività non deve essere repressa da nessuno, e soprattutto in nome di un Dio, che non vorrebbe di sicuro questo. La religione o la spiritualità non hanno niente a che fare con quello che è successo ai giornalisti di Charlie Hebdo. Pazzi, estremisti, fondamentalisti; questi sono gli autori di questa barbarie.  Voltaire ripeteva che avrebbe lottato fino alla morte perché chiunque potesse esprimere liberamente la propria idea, anche se lui in primis non la condivideva. Il concetto di satira racchiude in sé poco rispetto, denigrazione, ironia. La satira esiste fin dall'antica Roma, ha provocato scandali, insulti, denunce, attacchi; ma uccidere per una vignetta satirica non deve accadere, mai più. Io in questi giorni sono Charlie. Lo sono sempre stata e sempre lo sarò, e lotterò anch'io fino alla morte per la libera circolazione delle idee. Questi due assassini al grido di "Allah è grande", hanno ucciso anche un loro "fratello", che svolgeva un ruolo di vigilanza, di protezione in quella via. Qui non c'entra proprio nulla l'islamismo, qui c'è solo furia omicida. Non rassegnamoci, lottiamo per la nostra libertà. Sempre.

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Quest' introduzione la dovevo fare, la dovevo a chi è stato strappato alla vita.
Citofonare Francesca comunque continua. Sono qui per parlarvi di bellezza. Ecco a voi Scritto sul corpo, Jeanette Winterson.

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Scritto sul corpo fa parte della mia libreria da parecchi anni. Veramente molti. Circa un mese fa ho deciso di leggerlo. Non so dirvi cosa mi ha spinto verso questo libro, avrei potuto prendere in mano una pubblicazione più recente o più conosciuta, ma ho scelto lui o lei, nelle vesti dell'autrice. Non conosco nulla della Winterson, se non dalla quarta di copertina. Viene considerata dal Washington Post una delle autrici inglesi più importanti. Proprio con Scritto sul corpo, e grazie al tam tam internazionale, diventerà l'autrice di un cult book. Il libro parla di amore, di storie d'amore. L'io narrante è il protagonista, che non viene mai definito nella sua sessualità. Nel finale si può intravedere una figura maschile, se lo si vuole. Il narratore propone una carrellata dei suoi amori al femminile ed al maschile, di come questi amori lo abbiano fatto crescere o meno, di cosa abbia imparato da queste storie. L'io, dopo una relazione con una donna sposata, che lo aveva lasciato spossato, innamorato e privo di speranza, decide di aspirare ad una presunta tranquillità, ed inizia una storia d'affetto con una ragazza "normale", poco appariscente e poco travolgente. Tuttavia, il destino metterà sulla sua strada Louise : una donna sposata, bellissima, affascinante, colta, indipendente, che diventerà l'amore e l'ossessione della sua vita. I due vivranno un amore totalizzante, sensibile, erotico, fuori da ogni schema. Impossibile non innamorarsi di Louise, non identificarla nella sua massa di capelli rossi e nella sua bellezza semplice e preraffaelita. Gli amanti usciranno allo scoperto, lei abbandonerà al marito, inizieranno una nuova vita insieme, ma l'ombra di una tremenda malattia li allontanerà. Il protagonista si sentirà privo di mezzi, di sicurezze economiche ed emotive per sostenere Louise, e la lascerà nella mani dell'ex marito. Non vi voglio svelare il finale, vi dico solo che le ultime pagine sono molto intense. La donna viene analizzata attraverso ogni sua parte anatomica, viene descritta anche la crudeltà della malattia. Non si lascia intuire nulla, viene scritto e spiegato tutto, anche le cose che fanno più male e paura. Scritto sul corpo è un libro coraggioso, che vi presenta l'amore nella sua carnalità, nella sua seduzione, per trasformarlo poi in poesia terrena.
Vi lascio le prime righe del libro :

" Perché è la perdita la misura dell'amore?
Non piove da tre mesi. Gli alberi scavano sonde sottoterra, inviano radici di riserva nel suolo arido, radici che aprono come fossero rasoi ogni vena gonfia d'acqua.
I grappoli si sono appassiti sulle viti. Ciò che dovrebbe essere turgido e sodo, resistente al tatto per aprirsi in bocca, è spugnoso e piagato. Quest'anno non avrò il piacere di rigirare gli acini bluastri fra indice e pollice e di impregnarmi di muschio il palmo della mano. Perfino le vespe sdegnano quelle esili gocce marroni. Perfino le vespe, quest'anno. Non è stato sempre così. 
Penso a un certo settembre: Colombaccio Farfalla Rossa Messe Gialla Notte Arancio. Dicesti: "Ti amo". Com'è che la cosa meno originale che sappiamo dirci è tuttavia la sola cosa che desideriamo sentire? "Ti amo" è sempre una citazione. Non sei stata tu a dirlo per la prima volta e nemmeno io, eppure, quando lo dici tu e lo dico io, siamo come dei selvaggi che hanno scoperto due parole e le venerano. Io le ho venerate ma adesso mi ritrovo nella solitudine di una roccia scavata dal mio stesso corpo. "

Come è buona abitudine, Citofonare Francesca vi lascia con le note per la serata.


Lui è Robert Wyatt, e se ancora non lo conoscete, ci sono mille buoni motivi per farlo. Wyatt è l'ex batterista dei Soft Machine. Dopo l'esperienza della Londra psichedelica degli anni '60, intraprende una carriera da solista, mescolando fra loro rock, jazz, world music e la sua fantastica voce. Pochissime apparizioni dal vivo e collaborazioni illustri con Bjork, John Cage e Brian Eno. La canzone che vi propongo è Shipbuilding, testo di protesta contro la guerra nelle Isole Falklands. Per onore di cronaca, credo comunque che Elvis Costello sia l'ideatore originale del testo e le musica sia di Clive Langer. Questa di Wyatt dovrebbe essere quindi una cover. Se ho commesso degli errori vi chiedo di correggermi. Io ho incontrato la voce di quest'uomo e me ne sono innamorata.
Buona lettura e buon ascolto.

Francesca


mercoledì 5 novembre 2014

Lui e Lei

Buon pomeriggio a tutti, Citofonare Francesca torna alla sua versione originale: presentare attimi di bellezza. In questo post il citofono vi proporrà una recensione, un'anteprima ( e qui dovrò lavorare di fino, perché dubito di riuscire a trovare qualcosa on line, probabilmente dovrò scansionare le pagine ed allegarle in un pdf ) e cosa mi passerà per la testa all'ultimo momento. Iniziamo :).

La camera azzurra, George Simenon, Ed. Adelphi



La camera azzurra era il libro scelto dal mio GDL. Ci siamo confrontati sul testo lunedì sera. Ormai sapete che per i testi scelti dal GDL, faccio la recensione una volta che ne abbiamo discusso tutti assieme, perché mi piace riportarvi anche le opinioni altrui.

Non avevo letto mai nulla di Simenon, ed il genere giallo non è sicuramente il mio preferito. Mi sono avvicinata quindi alla Camera azzurra con un po' di sospetto. Mi sono dovuta decisamente ricredere. La camera azzurra del classico romanzo giallo conserva solo il fatto, che siano presenti degli omicidi con delle vittime, dei potenziali assassini ed una macchina giudiziaria più o meno efficiente. La restante atmosfera scandaglia i rapporti umani, principalmente i rapporti fra i due sessi, nell'ambito familiare ed extra familiare. Tutto ruota attorno a Tony e ad Andrée, due amanti clandestini, che ritrovandosi dopo anni di lontananza, intrecciano una relazione. Si vedono una volta al mese, presso l'Hotel des Voyageurs e fanno sesso nella camera azzurra. Scrivo sesso, perché è così e solo così, che secondo me Tony vive la loro storia, come un'attrazione sessuale fatale, che non può reprimere. Andrée invece no. Fin dall'inizio lei vuole a tutti i costi possedere quell'uomo, vuole andare oltre il rispettivo marito Nicolas e la moglie di Tony, Giséle. Tony ben presto scoprirà, che rispondere con troppa leggerezza ed incoscienza alle domande che Andrée gli pone, mentre è ancora stesa nuda a letto, sarà la sua condanna, in tutti i sensi. La camera azzurra è un ricatto d'amore, o meglio di ossessione, che trascina tutti nel baratro dell'inferno. E' una disamina della poca profondità, dell'ignoranza sentimentale di Tony, è uno scorcio sul concetto di famiglia provinciale degli anni '60, su come doveva essere una moglie e cosa si doveva ricercare in un'amante. Sale un grido di aiuto di Tony verso i troppi silenzi; quelli suoi verso la moglie, quelli del padre diventato quasi muto dopo la morte della moglie e della figlia. Devo essere un po' critica sugli stereotipi che Simenon ripropone in merito al genere femminile : la solita moglie remissiva e la solita amante famelica. Devo comunque contestualizzare il tutto, ricordare l'anno di pubblicazione e calarmi in una società di periferia. Forse ultimamente ho letto anche troppi libri che parlavano di queste passioni amorose malate, devo disintossicarmi. Mi è piaciuto estremamente lo stile dello scrittore, il suo tenerti incollata al libro, con il desiderio di proseguire, di girare pagina per vedere cosa succede. Non è uno stile descrittivo, è molto scarno, basato su molti dialoghi, digressioni temporali, ma allo tesso tempo riesce a creare delle immagini, quasi delle scene da film. La sola descrizione della camera azzurra vale tutto il mio dispiacere nel non trovare i miei amati dettagli :). Libro consigliato quindi, si legge velocemente e non delude. Credo attingerò alla biblioteca per qualche altro titolo. I consigli sono ben accetti.
Vi lascio una chicca. Sul sito dell'IBS ho trovato anche l'audiolibro letto da Claudio Santamaria.


L'anteprima di cui vi accennavo è la seguente : Beautiful You di Chuck Palahniuk.
Pahlaniuk come tutti voi saprete balzò all'onore della cronaca letteraria, ormai vent'anni fa, con Fight Club, romanzo metafora del disagio maschile sublimato in violenza autodistruttiva. Non ho mai letto questo librò né tanto meno visto il film con Brad Pitt. Non ne sono mai stata attratta, forse perché trattava una tematica prettamente maschile, un disagio prettamente maschile. Quando ho letto queste poche pagine di anticipazione, ne sono rimasta travolta in maniera divertente. Lo stesso autore lo ha definito un thriller erotico-satirico che badate bene,non ha niente da spartire con le varie sfumature o i sex and the city. Si tratta di un romanzo apocalittico sulle possibilità del piacere femminile. Solo che gli uomini non ne escono molto bene da questa storia, sfiorano quasi la possibilità di essere rimpiazzati definitivamente. Ho letto queste prime pagine divertendomi, sorridendo, trovando esilaranti i pochi personaggi che si sono delineati, e veramente comiche e grottesche le scene che vengono descritte. Beautiful You sarà pubblicato da Mondadori solo ad autunno 2015. Per il momento dovrete accontentarvi di queste poche righe, oppure lo potete leggere in lingua, visto che negli Stati Uniti è di prossima pubblicazione. Temendo di non riuscire a trovare nulla sul Web, ho scansionato le pagine del settimanale. Mi scuso fin d'ora perché non ho PDF Creator, e Blogger non mi fa caricare cartelle compresse..quindi..caricherò le pagine scansionate una ad una. Spero ma lo scoprirò solo a pubblicazione fatta, che in qualche modo si possano zoommare.






( Io spero vivamente, poi a pubblicazione avvenuta farò un test, che in qualche modo si possano ingrandire queste immagini.. ) .

Citofonare Francesca vi lascia con le note che fanno bene al cuore. Ho scoperto questo ragazzo per caso e l'ho subito amato..

Georgia, Vance Joy


Vi auguro una splendida serata, fatta di pioggia che batte sui vetri e di piacevoli sensazioni.
Un abbraccio

Francesca

venerdì 1 agosto 2014

Le inquietudini degli uomini

Buon venerdì! Anche per questa settimana siamo giunti al tanto agognato venerdì e se il meteo ci da una mano, forse ci godremo un po' di sole. Sì, anche il Citofono si abbronza, con moderazione e scarsi risultati, ma almeno ci prova. Siamo arrivati al "Citofono consiglia per il fine settimana... " . Cercherò di proporvi qualcosa di interessante, valido, e bello..perché qui di cose brutte non ne troverete mai. 

Giorni in Birmania, George Orwell, Ed. Mondadori

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Giorni in Birmania è sicuramente il romanzo meno conosciuto di George Orwell ed anche la sua prima opera. Il romanzo narra la vita del trentacinquenne John Flory in terre birmane. John è l'unico colono ad avere un rapporto d'amicizia con un birmano ed a guardare con benevolenza la popolazione locale, forse per la sua attrazione verso la cultura orientale e per l'insofferenza che nutre verso i codici di comportamento dei "padroni". John respinge con forza l'idea di un colonialismo violento, usurpatore di usi e costumi indigeni. Si sente anche a suo modo un diverso, a causa di una vistosa voglia sulla guancia, che non lo fa vivere come "normale fra i normali". Orwell racconta di una congiura fatta da un intrigante funzionario birmano verso l'amico di Flory, il medico del villaggio.Congiura che coinvolgerà anche il protagonista. La scelta di Flory, di spalleggiare o meno l'amico, lo porterà a confrontarsi anche con i suoi principi. Affidarsi ai principi di umanità e fratellanza o inserirsi in un mondo che non sente proprio e non gli è mai piaciuto, ma del quale inevitabilmente fa parte? John non viene aiutato nella sua scelta nemmeno dal destino. Sulla sua strada comparirà una donna, bianca, che non si vede spesso nella giungla birmana. Una donna con la quale John condividerà il proprio background culturale e di vita, con la quale potrà passare ore a parlare di libri. Questo incontro non farà che aumentare ancora le sue perplessità , fino a chiedersi se riuscirebbe ancora a vivere nel mondo occidentale, dopo tutti questi anni passati in Birmania. Un finale inaspettato che svela sentimenti umani. In questo libro si ritrova proprio l'umanità, sentimenti di fratellanza ed un racconto reale della Birmania, basato sull'esperienza di Orwell in queste terre.

The Woodmans, Scott Willis

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The Woodmans è un documentario del 2010. Narra le vicende della famiglia Woodmans : George pittore astratto, Betty la moglie ceramista ed i loro due figli, Charles e Francesca. Attraverso la narrazione della loro storia d'amore si giungerà al tragico epilogo della morte della secondogenita, suicida da un grattacielo. Francesca era una fotografa fin dalla tenera età di 15/16 anni. Una fotografa fuori dagli schemi, che osava una fotografia di corpi nudi, di sensualità primitiva e naturale. La vita di Francesca e la sua tragica fine vengono viste attraverso gli occhi dei genitori, artisti che spesso si chiedono se non sia stata loro la colpa di spingere la figlia verso questa forma d'arte, che alla fine l'ha divorata. Vengono percorsi gli anni del collegio, della scuola superiore di Arte e Design, dei primi amori, delle prime delusioni. Il documentario è strutturato attraverso interviste a parenti, amici, collaboratori; ampio spazio viene dato alle foto di Francesca e ad alcuni frammenti dei suoi diari, dove traspare la complessa personalità dell'artista ed il suo essere fragile. Sebbene il titolo richiami l'intera famiglia, la protagonista indiscussa è Francesca e la sua arte. Arte che come spesso accade, verrà notata e premiata solo quando l'artista avrà deciso di andarsene. Le fotografie restano impresse negli occhi di chi guarda, non se ne può proprio fare a meno. Ti danno le vertigini e ti trasmettono un'inquietudine fuori dal tempo, o di un tempo che non ci appartiene. Non ve lo consiglio, ve lo straconsiglio. Un film di una bellezza rara ed antica. Vi lascio alcuni scatti di Francesca.

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Non sono riuscita a trovare il trailer in italiano e nemmeno in inglese, ma se cercate il documentario lo trovate in streaming e tradotto.

The Psychedelic Furs, Heaven


Bene, il Citofono ha terminato il suo compito. Spero di avervi tenuto compagnia e di avervi fatto trascorrere dei minuti di poesia e bellezza. Buon fine settimana a tutti voi, che ci sia il sole a scaldare corpi e pensieri.
Un abbraccio.

Francesca