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martedì 16 febbraio 2016

Milton Gendel

Ho scoperto che le mie emicranie vanno a braccetto con la pioggia, ma se ieri hanno avuto la meglio, oggi voglio essere più forte io. 
Giorni fa ho letto un'intervista su Repubblica, vi lascio qui il link:  http://www.repubblica.it/cultura/2016/02/07/news/milton_gendel_ho_scattato_fotografie_per_un_secolo_ma_mi_sento_ancora_un_volto_sfocato_-132931395/ ed ho avuto il desiderio di conoscere meglio questo fotografo.

Lui è Milton Gendel, artista quasi centenario, che arrivò alla fine degli anni '40 in Italia, per non abbandonarla più. Fotografo e critico d'arte ritrasse il mondo intellettuale dell'epoca, durante il boom economico, negli anni '60 della Dolce Vita. Roma per lui divenne una seconda patria, un posto, come dice, dove sentiva che passato e presente potevano unirsi e compensarsi. Durante gli studi americani venne in contatto con i maggiori esponenti del surrealismo francese e strinse una forte amicizia con Peggy Guggenheim, che poi continuò nel nostro Paese. 
Non è facile reperire del materiale fotografico in Internet, avrei voluto vedere i suoi scatti della Cina post bellica (1945-1946) o quelli di una Sicilia in chiave neorealista, ma si trova ben poco.
Anche i ritratti degli intellettuali e dei salotti di cultura non sono molti.
Vi lascio questo link, sempre di Repubblica, dove potrete vederne una carrellata: 
La mia preferita è sicuramente questa, dove viene ritratta Iris Origo


Io subisco da sempre il fascino di questi cenacoli intellettuali, di queste donne che riuscivano a raccogliere in una sala da tè i maggiori scrittori, poeti, artisti dell'epoca. Negli innumerevoli incontri che Gendel elenca, ad ogni nome maschile ne accosta uno femminile, ricordando queste donne come delle anime inquiete, rivoluzionarie, poco inclini a subire diktat o divieti. 

Gendel vive adesso in un appartamento della Fondazione Primoli, alla quale ha lasciato migliaia di scatti e di volumi. Non vi sto qui a spiegare i tesori che custodisce questo Ente: oltre alla Biblioteca Primoli, dello stesso conte che vi custodì cinquecentine, incunaboli, testi del '700 ed '800, vi trova spazio anche un Fondo Stendhal, con testi appartenuti allo scrittore ed un Fondo Mario Praz (potete consultare il catalogo on line).


Avete presente una collana di perle che nelle loro molteplici sfaccettature creano una luce perfetta e radiosa? Ecco, questo è quello che provo quando incontro queste storie.

F.

venerdì 27 marzo 2015

DEEPING REALITY, l'occhio che esplora

Giorni fa, tramite FB, mi è stato recapitato l'invito a questa esposizione fotografica. Conoscevo l'artista solo via web, avevo potuto notare ed ammirare i suoi lavori, ed avevamo scambiato quattro chiacchere telematiche su un possibile incontro.
Non avevo idea, o almeno non riuscivo a mettere bene a fuoco cosa mi sarei potuta aspettare dalle foto esposte. Il titolo evoca la realtà, quindi immaginavo ci fosse ben poco di etereo, o poco palpabile. Mi sbagliavo.
Lui si chiama Simone Manzato, ed a mio modesto parere è un fotografo eccezionale. Qui vi lascio il link al suo sito ufficiale, dove potrete trovare una piccola biografia, alcuni dei suoi lavori ed i contatti http://www.simonemanzato.com/#!/
Simone mi ha accolto, nel vero senso della parola. Lui è presente sempre nel luogo dell'esposizione, è parte complementare delle sue opere. Non è cosa di poco conto. Avere il realizzatore dell'opera che illustra il suo lavoro, che riesce a darti delle dritte in merito a possibili interpretazioni, ti inserisce in un ambiente rilassato ed amichevole.
Simone mi ha spiegato la modalità di realizzazione degli scatti, come siano stati ricavati i dettagli esposti, come non sia stata usata alcuna luce artificiale, ma si sia avvalso solo della luce naturale, di quello che il Sole decideva di donare o meno. Punto fondamentale del lavoro è l'uso della lente come occhio umano, ha catturato quello che solitamente noi vediamo o pensiamo di vedere. Ed è questa la chiave di svolta.
Deeping reality è andare oltre la realtà, osservarla fino in fondo, nella sua parte più intima e capire che quello che ti sembra di vedere non è solo un'elica, il pelo di una mucca, o del formaggio..è ben altro.
La mostra è suddivisa in varie sezioni. Cercherò di ricreare il percorso, e chiedo subito venia per le mie foto (prendetele come materiale documentaristico, senza alcuna velleità artistica).

Eliche





Queste sono eliche gigantesche. Sì,avete capito bene, sono delle semplici eliche. Voi cosa vedete? Se non avessi letto l'etichetta a lato delle foto, avrei continuato a viaggiare con la fantasia, magari per delle ore. Sarei veramente curiosa di conoscere le vostre risposte, senza svelarvi quello che ci ho visto io, ma sarei un po' sadica. Nell'ordine, ho potuto riconoscere il profilo di una tartaruga, la Terra ripresa da un satellite ed un bellissimo tessuto damascato (vi svelo un segreto : sono parassiti dell'acqua!)

Albero di albicocca


Io qui ho ceduto. Questa è pura poesia. Sfido chiunque a riconoscere un ramo con dei germogli. Questa è una scena onirica, degna del miglior Don Chisciotte o dell'Armata Brancaleone. Dobbiamo riabituarci di nuovo ad osservare attentamente la natura. Siamo circondati da bellezza, ce ne scordiamo spesso.

Mucca 



Simone mi ha spiegato quanto sia stato difficile fotografare questo animale. Convinzione comune è che la mucca sia un animale statico, poco curioso o incline a movimenti bruschi. Niente di più sbagliato. La mucca è un animale curiosissimo. Ha dovuto escogitare dei trucchi per distrarla, per non farla avvicinare troppo all'obiettivo. Mi hanno affascinato le immagini del suo pelo, di come siano così simili a quelle di qualsiasi altro animale, di come possano sembrare soffici. La mucca non mi è mai sembrata così morbida.

Camion




Qui mi sono scontrata con la mia totale ignoranza verso la meccanica ed i motori. Non avrei saputo distinguere nulla. Ho visto invece dei bellissimi reticolati, delle atmosfere alla Van Gogh ed un tamburo di pistola, rubata sicuramente all'intramontabile Clint.

Abito da sposa 


Ho inserito solo questa foto, perché vorrei vi soffermaste attentamente. Quest'immagine rappresenta un cielo nuvoloso squarciato dal sole. Rappresenta il tulle di un abito da sposa. Per me rappresenta l'inizio della vita. Ho visto questo quando sono nata, una luce che penetrava nel buio. Sì, dev'essere sicuramente così, altrimenti come potrei esserne così certa. Ovviamente non ho potuto fare a meno di associare alla luce questa canzone: 


Uovo


Guardando questa foto sono tornata bambina. Alzi la mano chi non ha mai osservato la cellula più grande in natura: l'uovo. Qui, come con le Eliche, ritorna l'idea del cosmo, di un pianeta. A me sembra una Supernova pronta ad esplodere. Il National Geographic farebbe carte false.

Lui e Lei, Him and Her




Lui e Lei, ed Him and Her sono due sezioni dell'esposizione distinte, ma accomunate dalle stesse foto. Sono dettagli di corpi umani, maschili e femminili. Nella prima parte sono inseriti nelle foto incorniciate, mentre nella seconda sono rappresentati su dei cubetti sparsi lungo la parete, quasi a voler ricostruire un percorso. La differenza della sessualità si perde nell'installazione, stiamo osservando un corpo. Focalizzare l'attenzione su dei nei, sulle pieghe della pelle, su un capezzolo può estraniare, abituati come siamo a vedere il tutto nel suo insieme, a trovare pacchetti pronti e ben confezionati, anche grazie alla tv. Un singolo neo ci può ricordare una persona, il profumo di una pelle, un momento delicato o crudele. Vi consiglio di osservarvi allo specchio e di dare importanza ai centimetri della pelle poco esposta. (Ho riportato solo le foto dei cubetti, e nemmeno in maniera soddisfacente; ma ho fatto le foto in un giorno piovoso e con pochissima luce, scusatemi).

Chiesa di S.Maria del Giglio, Altorilievi, Venezia



Qui troviamo le foto di questa chiesa veneziana, e specificatamente degli altorilievi della facciata. Simone mi raccontava che ad oggi sono "anonimi", non sono stati attribuiti a nessun scultore/architetto. Mi sono chiesta: e se gli ideatori di tutto questo siano stati i Maya o gli Aztechi (vedi prima foto) o qualche popolazione sumero-babilonese (vedi seconda foto)? Un bel mistero, che ne dite?

Carta


La carta si presta a giochi di pieghe ed inventiva. Lo sperimentiamo fin da piccoli, forse è il primo materiale che sentiamo con le nostre mani e che inevitabilmente portiamo alla bocca, con urla sgraziate dei genitori. Io sono la prima sostenitrice della carta, del fruscio dei fogli, del suo odore. La prima cosa che faccio quando compro un libro è annusarlo. E lo annuso negli anni, mentre lo vedo invecchiare in libreria, perché come ogni cosa, cambia odore ed aspetto. Guardando queste gallerie di carta, non posso che amarle e ricordare a me stessa, che sebbene il digitale stia imperando nel mercato, un buon libro di carta è sempre il miglior alleato.

Formaggi





Ebbene sì, cibo. Di tutti i formaggi esposti, probabilmente avrei riconosciuto solo l'ultimo. Sono stupendi e perfetti nelle  loro forme. Io ne ho immaginato pure l'odore ed il sapore; il potere della suggestione. Avrei voluto solo tuffarmici dentro..non si capisce che adoro il formaggio, vero? Sebbene sia inflazionato, fotografare il cibo non è semplice. Devi cogliere ogni sfumatura, creare un insieme di sensi, che va oltre la vista. Devi poter inebriare chi guarda. Simone ci è riuscito. C'è chi ha visto delle Alpi innevate in questi formaggi. Sì..effettivamente..no, non ci riesco, sono dei deliziosi formaggi!!

Cavolo verza


L'ultima foto è dedicata al cavolo verza, nella sua maestosità. Questa foglia sembra voler coprire il mondo intero, a dirci nuovamente di guardare quanto sia perfetta la natura. Ogni venatura, ogni piccola goccia d'acqua intrappolata ha il suo perché, è lì per uno scopo preciso. Ci sono delle regole in natura, vanno rispettate. L'uomo è solo un estimatore ed il suo fruitore.

L'esposizione termina qui. Mi scuso per la lunghezza del post, ma queste foto meritano ogni mia singola parola. Deeping reality sarà visibile fino al 06 Aprile a San Donà di Piave, in Piazza Indipendenza, presso le Sale dell'Ex Camera di Commercio. Approfitto di questo mio spazio, per ringraziare a nome mio e di Simone, il Consorzio di Bonifica Veneto Orientale, e la direzione artistica di Toni Brunello. Inserisco foto del manifesto con tutte le indicazioni.


Oltre al sito ufficiale potete trovare Simone su FB (link) ed Instagram con il contatto simonemanzato.

Il più grosso augurio che vi possa fare è di riuscire a visitare la mostra in tempo. Non siate pigri, uscite, pure con queste bellissime giornate di pioggia. So che il mio blog viene letto anche da persone non proprio vicine al luogo dell'evento,ma vi ho lasciato i giusti indizi per ricercare Simone ed i suoi lavori. Mi raccomando, non è accettabile la scusante che "tanto ho già visto tutto qui". Lì, nelle Sale, ci sono le foto vere, e sono di forte impatto, ve lo assicuro. E poi c'è Simone, una garanzia.

A presto,

Francesca

mercoledì 11 marzo 2015

Del catturare e conservare

Buongiorno! Citofonare Francesca è tornato. Nelle ultime settimane il blog ha subito un arresto per forze di causa maggiore, che non sto qui a spiegarvi per aumentare il vostro tedio..vi basti sapere che siamo tornati, io e le mie sempre troppe parole. Nel corso di quest'ultima settimana ho subito strane coincidenze. Alcune volte devo essere un po' fatalista e crederci in questo destino. Si sono accavallati dettagli, immagini, storie che non possono essere taciute; meritano di essere raccontate. I prossimi tre post saranno uniti da un unico filo conduttore. Non vi svelerò la sostanza di questo filo. Ne riparleremo alla fine, quando saremo sommersi dalle nostre emozioni. 
Vorrei partire da lei : Vivian Maier.


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Io non sapevo chi fosse Vivian Maier, né tanto meno che fosse una fotografa. Ho tirato un enorme sospiro di sollievo, quando ho capito che nessuno, tranne pochi eletti, sapesse chi fosse mai stata Vivian Maier, fino ad una decina di anni fa. Devo ringraziare ora e per sempre Daniela. Lei mi ha spinto pochi giorni fa ad essere curiosa, ed a guardare il documentario Alla ricerca di Vivian Maier, andato in onda lo scorso venerdì sui Rai5. 
Alla ricerca di Vivian Maier è un documentario del 2013, diretto da John Maloof e Charlie Siskel. 84 minuti di pura poesia. Maloof è  lo scopritore di Vivian Maier. Nel 2007, in procinto di scrivere un libro sul suo quartiere di Chicago, acquistò ad un mercatino delle pulci una scatola piena di negativi non ancora sviluppati ed iniziò a portarli alla luce fra le mura domestiche. Scoprì Vivian. Scoprì centinaia di foto, che poi diventarono altre centinaia, un vecchio magazzino pieno di altri rullini e negativi, dei filmati in 8 e 16 mm, ritagli di giornale catalogati, biglietti, ricevute, registrazioni audio, spille, scarpe, cappelli. Vivian era tutto questo. Vivian era una collezionista compulsiva. Vivian viveva per i dettagli. Vivian era una fotografa. Vivian creava arte. 


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Maloof non ha scoperto solo un'artista, che per sua volontà o meno, non si era mai esposta al giudizio del grande pubblico; ha scoperto anche una vita, una vita romanzata. Si discute ancora della nazionalità di questa donna : era americana, austriaca, francese? Lei ha finto per tutta la sua vita un accento francese, le sue radici affondano in un piccolo paesello francese; ma nessuno sa da dove provenisse veramente Vivian.
Iniziò a lavorare come operaia, ma la vita al chiuso non faceva per lei. Voleva restare in contatto con il mondo, vedere persone e situazioni, luoghi; iniziò così a fare la tata, e condusse questo compito in maniera mirabile. Vivian amava così tanto i bambini, quanto detestava gli uomini. Li fotografava certo, ne raccontava le gesta, ma nel rapporto con la donna li odiava, sottolineava sempre la loro volontà di supremazia, di sopraffazione.
Vivian era sola, sebbene 24 ore su 24 fosse attorniata da gente e da bambini urlanti, era una donna profondamente sola. Morì di vecchiaia e solitudine in un ospedale. Non credo avesse voluto una fine agitata, piena di gente invadente..credo solo avesse voluto morire fra le sue cose, nella sua vita.
Le fotografie di Vivian sono cronache cittadine di New York, Chicago, Los Angeles. Si spingeva nelle sue giornate libere nei sobborghi più poveri, avvicinava la gente e la fotografava. Sono foto di umanità, foto di strada. Bambini sporchi, poveri contro donne in pelliccia. Persone al limite, o borderline come sarebbero definiti oggi, contro donne di una bellezza raffinata. 


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Vivian non temeva la gente, l'amava, la desiderava, ne voleva catturare l'ultimo sguardo.
Si prese un anno sabbatico dal lavoro e fotografò il mondo, i suoi popoli : Sud America, Paesi Arabi, India. Un caleidoscopio di immagini, culture, occhi ed un'unica donna ad affrontarli, a farli suoi.
Nel documentario non viene risparmiato nulla alla Maier, nemmeno i suoi lati più oscuri.
All'inizio sono rimasta leggermente turbata da cosa raccontavano alcuni "bambini" dell'epoca; poi mi sono chiesta chi fossi io per giudicare una donna della quale nessuno ha mai saputo nulla, una donna che ha dedicato la sua vita alla cura degli altri, una donna che non voleva apparire, ma solo catturare e conservare. Ognuno di noi ha dei lati oscuri, spesso li vorremo cacciare, ma non sarà mai la soluzione migliore.
Questa donna e questa vita mi hanno colpito in maniera forte, come un pugno nello stomaco.
Le foto e la sua storia sono di una bellezza straziante ed i suoi piccoli "tesori" valgono ore ed ore di archiviazione e riordino. Forse mi sono un po' ritrovata in lei. Io conservo, spesso e molto. Per i più sono cose inutili, cose di cui potrei fare a meno, cose che creano solo confusione e disordine.
Non preoccupatevi, non vi trovate di fronte ad un'accumulatrice seriale, non chiamate nessuno specialista. Io conservo carta stampata, per lo più. Libri, appunti, annotazioni, recensioni, articoli. Non getterei mai un articolo scritto bene, una riproduzione di un quadro su una carta lucida qualunque, o quattro idee sbilenche che mi potrebbero venire chiuso questo post.
Ho una venerazione per la parola ed il suo uso, e devo preservarla dal logorio del tempo e dalle menti annebbiate. In eredità lascerò casse di libri e di appunti, di giornali ingialliti e di foto che mi hanno emozionato. Lascerò anche il mio amore per Vivian.

Vi allego un intervento di Alessando Baricco riguardo la sua personale scoperta di Vivian :
http://interestingpress.blogspot.it/2014/03/la-tata-col-rolliflex.html

Qui vi lascio il sito ufficiale del lavoro di Vivian :
http://www.vivianmaier.com/

A prestissimo, Francesca



venerdì 1 agosto 2014

Le inquietudini degli uomini

Buon venerdì! Anche per questa settimana siamo giunti al tanto agognato venerdì e se il meteo ci da una mano, forse ci godremo un po' di sole. Sì, anche il Citofono si abbronza, con moderazione e scarsi risultati, ma almeno ci prova. Siamo arrivati al "Citofono consiglia per il fine settimana... " . Cercherò di proporvi qualcosa di interessante, valido, e bello..perché qui di cose brutte non ne troverete mai. 

Giorni in Birmania, George Orwell, Ed. Mondadori

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Giorni in Birmania è sicuramente il romanzo meno conosciuto di George Orwell ed anche la sua prima opera. Il romanzo narra la vita del trentacinquenne John Flory in terre birmane. John è l'unico colono ad avere un rapporto d'amicizia con un birmano ed a guardare con benevolenza la popolazione locale, forse per la sua attrazione verso la cultura orientale e per l'insofferenza che nutre verso i codici di comportamento dei "padroni". John respinge con forza l'idea di un colonialismo violento, usurpatore di usi e costumi indigeni. Si sente anche a suo modo un diverso, a causa di una vistosa voglia sulla guancia, che non lo fa vivere come "normale fra i normali". Orwell racconta di una congiura fatta da un intrigante funzionario birmano verso l'amico di Flory, il medico del villaggio.Congiura che coinvolgerà anche il protagonista. La scelta di Flory, di spalleggiare o meno l'amico, lo porterà a confrontarsi anche con i suoi principi. Affidarsi ai principi di umanità e fratellanza o inserirsi in un mondo che non sente proprio e non gli è mai piaciuto, ma del quale inevitabilmente fa parte? John non viene aiutato nella sua scelta nemmeno dal destino. Sulla sua strada comparirà una donna, bianca, che non si vede spesso nella giungla birmana. Una donna con la quale John condividerà il proprio background culturale e di vita, con la quale potrà passare ore a parlare di libri. Questo incontro non farà che aumentare ancora le sue perplessità , fino a chiedersi se riuscirebbe ancora a vivere nel mondo occidentale, dopo tutti questi anni passati in Birmania. Un finale inaspettato che svela sentimenti umani. In questo libro si ritrova proprio l'umanità, sentimenti di fratellanza ed un racconto reale della Birmania, basato sull'esperienza di Orwell in queste terre.

The Woodmans, Scott Willis

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The Woodmans è un documentario del 2010. Narra le vicende della famiglia Woodmans : George pittore astratto, Betty la moglie ceramista ed i loro due figli, Charles e Francesca. Attraverso la narrazione della loro storia d'amore si giungerà al tragico epilogo della morte della secondogenita, suicida da un grattacielo. Francesca era una fotografa fin dalla tenera età di 15/16 anni. Una fotografa fuori dagli schemi, che osava una fotografia di corpi nudi, di sensualità primitiva e naturale. La vita di Francesca e la sua tragica fine vengono viste attraverso gli occhi dei genitori, artisti che spesso si chiedono se non sia stata loro la colpa di spingere la figlia verso questa forma d'arte, che alla fine l'ha divorata. Vengono percorsi gli anni del collegio, della scuola superiore di Arte e Design, dei primi amori, delle prime delusioni. Il documentario è strutturato attraverso interviste a parenti, amici, collaboratori; ampio spazio viene dato alle foto di Francesca e ad alcuni frammenti dei suoi diari, dove traspare la complessa personalità dell'artista ed il suo essere fragile. Sebbene il titolo richiami l'intera famiglia, la protagonista indiscussa è Francesca e la sua arte. Arte che come spesso accade, verrà notata e premiata solo quando l'artista avrà deciso di andarsene. Le fotografie restano impresse negli occhi di chi guarda, non se ne può proprio fare a meno. Ti danno le vertigini e ti trasmettono un'inquietudine fuori dal tempo, o di un tempo che non ci appartiene. Non ve lo consiglio, ve lo straconsiglio. Un film di una bellezza rara ed antica. Vi lascio alcuni scatti di Francesca.

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Non sono riuscita a trovare il trailer in italiano e nemmeno in inglese, ma se cercate il documentario lo trovate in streaming e tradotto.

The Psychedelic Furs, Heaven


Bene, il Citofono ha terminato il suo compito. Spero di avervi tenuto compagnia e di avervi fatto trascorrere dei minuti di poesia e bellezza. Buon fine settimana a tutti voi, che ci sia il sole a scaldare corpi e pensieri.
Un abbraccio.

Francesca

martedì 29 luglio 2014

Le anime su pellicola

Buon pomeriggio!! Ho pulito giusto stamattina il vetrino del citofono, per capire che pure oggi userò come sottofondo una nota canzone di Battisti. Siate fiduciosi, l'estate verrà e vi porterà un sacco di ghiaccioli e mangiate notturne di anguria. Nel frattempo, Citofonare Francesca cerca di portare un po' di colore nel cielo e nei vostri cuori. 

Cortona on the move


Cortona On The Move è un festival internazionale di fotografia che si svolge nella suggestiva cittadina di Cortona dal 17 luglio al 28 settembre 2014. Festival nato 3 anni fa da due ragazzi, che decisero di dare una svolta artistica alla propria città, negli anni è diventato un appuntamento fisso che ospita grandi artisti, creando delle sognanti installazioni con le loro foto. I lavori sono inseriti per lo più in cornici inusuali, chiese sconsacrate o meno, vecchi ospedali, fortezza medievali, ex magazzini alimentari. Il Festival si muove e vive grazie a decine di volontari, che seguendo la direttrice artistica Arianna Rinaldo ( confermata per il terzo anno consecutivo ), riescono a creare un percorso artistico senza eguali, che infonde passione e stupore negli occhi dei visitatori. Gli stessi fotografi ospitati, trovano in Cortona la cordialità e l'ospitalità italiana unite ad un nuovo fermento culturale. I loro scatti vengono lasciati nelle mani di persone affidabili e competenti. Se volete farvi un'idea del Festival e di Cortona vi linko il sito ufficiale, dove potrete trovare tutto il materiale necessario http://www.cortonaonthemove.com/index.php?cID=136#.U9ekm-N_uSo ( potete seguire l'evento anche su FB e Twitter ). A costo di sembrare anacronistica o nostalgica, fate voi, e grazie ad un superlativo servizio mandato in onda da Sky Arte, la mia attenzione oggi è rivolta all'edizione dell'anno scorso. Ho scoperto fotografi e mondo di cui ignoravo l'esistenza e sì, si sono smosse un po' di emozioni. Contenerle tutte non è facile, le devo condividere con voi. 

Joel Meyerowitz  Taking my time

Meyerowitz è un fotografo statunitense. Inizia la sua attività lavorativa in ambito pubblicitario per poi dedicarsi alla fotografia dal 1963. Si definisce un fotografo di strada e del movimento, amando immortalare la vita che scorre lungo le vie, le piazze, a New York come a Roma. Dalla fine degli anni '60 si concentra sullo studio della cromaticità ed è uno dei primi fotografi americani a valorizzare i colori rispetto al bianco/nero. Ultimamente ha riscoperto l'uso del cavalletto ed il fotografare un oggetto fisso, mobile. Convivono così il lui queste due anime, che tuttavia non entrano in competizione, ma aspirano sempre ad un loro superamento, per concentrarsi su altro.

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( Dice di fotografare da oltre quarant'anni con questa macchina )

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Questo il sito ufficiale di Joel http://www.joelmeyerowitz.com/index.html

Zed Nelson Love me

Zed Nelson, fotografo londinese, l'anno scorso presentò a Cortona una raccolta di scatti intitolata Love me. Filo conduttore di tutta la produzione era l'idea della bellezza stereotipata. Una bellezza comune a tutti, che tutti cercano di ottenere a tutti i costi. Non un rappresentazione portato allo spasmo quindi, ma una corsa continua e giornaliera alla perfezione. Ideale di bellezza che trova le sue radici nel mondo occidentale, che a lui si ispira. Donne orientali che ricorrono alla chirurgia plastica per levare gli occhi " a mandorla ", donne dei paesi arabi che chiedono al chirurgo un "piccolo naso americano", rinunciando al loro, sicuramente più importante. 

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Sito ufficiale del fotografo : http://www.zednelson.com/

Jeroen Torkiens Nomad

Il fotografo ha percorso un viaggio per ritrovare i popoli nomadi, o quel poco che ne è rimasto. Molti popoli nomadi oggi sono stanziali, come gli Ynuit, ma conservano ancora usi, costumi e lingua delle loro tribù, mantenendo viva la loro identità. Dieci anni e dodici viaggi fra Russia, Mongolia, Artico. 

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( Sì, quella che vedete è proprio una carcassa di balena..i popoli indigeni della zona la cacciano e si nutrono di questa carne, tuttavia Torkiens racconta di aver imparato da questi popoli un gran rispetto per gli animali, loro se ne nutrono certo, li uccidono ma li rispettano e quasi li venerano ) .

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( Trovo questa foto poetica nella sua nudità, spesso i popoli nomadi si servono di motociclette per spostarsi e non è raro che si barattino cavalli con moto). 

Dopo questo mondo fatto di persone, colori, odori e sensazioni vi voglio presentare un libro che sonda i rapporti umani, le relazioni interpersonali, analizzandole a distanza.

Tutte le anime, Javier Marìas, Ed. Einaudi


Anni Ottanta. Un giovane professore spagnolo trova impiego per due anni presso un college ad Oxford, l'All Souls. Inizia così per lui un percorso di vita rocambolesco per rappresentare al meglio il ruolo di docente, amico, amante e marito con una trama ricca di intrighi, che lascia spazio a molteplici riflessioni sull'esistenza. Personaggi e luoghi sono descritti minuziosamente. Ci troviamo di fronte ad un'alternanza fra senso del tragico e divertimento, spulciando nella vita degli inglesi, criticando i loro comportamenti ed atteggiamenti, facendo velare una "superiorità" dell'uomo mediterraneo, soprattutto in ambito relazionale. Si potrebbe dire che non esiste una vera trama, ma un flusso continuo di pensieri che coprono quasi quarant'anni di ricordo del protagonista. Consigliato per chi pensa che sulle dinamiche amorose si sia già detto tutto.

Vi lascio così, prendetela come uno scongiuro :)


Bisous,

Francesca


lunedì 21 luglio 2014

Le parole sussurate

Buongiorno e buon lunedì a tutti voi. Lo so che vi aspettavate dal Citofono delle recensioni pompose :) ma ho deciso di finire di leggere almeno due/tre libri e poi di sciorinarvele una dietro l'altra. Per quanto riguarda il film conto fra domani e mercoledì di riuscire a partorire. Il Citofono comunque non vi lascia mai soli e tanto meno a bocca asciutta; riesce sempre a scovare nel marasma dello scibile umano qualcosa che fa al caso vostro. 

Elogio della matrigna, Vargas Llosa, Ed. Einaudi

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Elogio della matrigna è un breve romanzo datato 1989. Tre protagonisti : Don Rigoberto, il figlio adolescente Afonsito e Donna Lucrecia. Un vero e proprio triangolo che scatena la storia morbosa che ci si aspetta. Il divertissement letterario è dato anche dalla presentazione di sei quadri di vari autori, più o meno conosciuti al grande pubblico, che interpretano il rapporto di questo coppia con il figlio, disegnando anche il susseguirsi della vicenda. Alfonsito è campione d'ambiguità, diavolo o angelo? Don Rigoberto, maniaco della propria persona, ha un vero e proprio culto dell'estetica ed il terrore puro del decadimento e di quello che potrà subire il suo corpo dopo la morte. Donna Lucrezia è il desiderio, la donna bramata, corteggiata, ambita dai due. Una vera e propria riscrittura del romanzo erotico, dove lo stile ironico rende lieve una tematica scabrosa. Per amanti delle chicche e della buona scrittura, sconsigliata ai bigottoni vari ed eventuali :) . 

Boushra Almutawakel

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Boushra è una fotografa yemenita. Formatasi negli Stati Uniti ha fatto ritorno in patria nel 1994 e da lì ha iniziato ad approfondire il suo studio fotografico e meno sul velo islamico. Non tanto un'analisi psicologica o religiosa, ma uno studio per cercare di variare la visuale comune e trovare una prospettiva diversa. Guardando le sue foto credo che l'artista voglia da un lato far capire il senso di costrizione, di imposizione che possono subire le donne nei paesi islamici, fino al loro completo annientamento. La foto che segue ne è la testimonianza ( il fatto che pure la bambola della bambina venga velata e dimenticata è un forte simbolo )

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Cliccando sulla source vi rimanderà ad un sito francese con un video dove la fotografa illustra il suo progetto Donne in Nero. La foto che segue invece verte tutta sul cambiamento di prospettiva. E se fossero gli uomini a dover indossare il velo? Se fosse loro impedito di mostrare troppi centimetri di pelle al pubblico, di guidare, di studiare? Se potessero parlare solo con gli occhi? Subiremo ugualmente lo stesso sdegno? Io sì. Vi consiglio di cercare e di scoprire artisti dei Paesi arabi. Spesso sono "oltre" la legge, "oltre" il consentito, "oltre" la religione, e riescono a farvi entrare nel loro mondo. Quando poi a farlo è una donna che va contro tutto e tutti, è fonte ancor più grande di gioia.

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www.lefiguredeilibri.com

Vi lascio con questa ultima segnalazione. Io ho scoperto questo blog, curato in maniera deliziosa da Anna Castagnoli, cercando delle immagini del libro Telefono senza fili, Ed. Gallucci. Qui vi metto la copertina del libro : 

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Telefono senza fili è un libro illustrato con zero parole. Nasce da una collaborazione fra Ilan Brenman e l'illustratore Renato Moriconi. Telefono senza fili è la vera e propria rappresentazione del famoso gioco che spesso abbiamo fatto da bambini. Sì, le maestre ce lo facevano fare quando uscivano dalla classe per telefonate improvvise od incontri con la direttrice, e ci dovevano far zitti. Passarsi le parole da un orecchio all'altro creava la giusta complicità tra i bambini ed il divertimento finale nel sentire cosa avrebbe dovuto dire l'ultimo della coda era assicurato. Vi svelerò che l'ultima volta che ci ho giocato, risale più o meno a dieci anni fa, e quindi a 22 anni. Sì, ero ad una cena fra amici e sì, forse navigavamo fra i fiumi dell'alcool :) . Le illustrazioni sono bellissime, colori reali, palpabili, sembrano quasi tavole ad olio pronte per essere sfiorate. Anna Castagnoli che fa della sua passione una vera e propria professione ne analizza accuratamente gli accostamenti, i significati nascosti, le meraviglie che si celano dietro ad un disegno. Consigliato ad un pubblico dai treenni in su, amato da tutti. Sbirciate nel sito, ne vale veramente la pena :) .

Anche per oggi è tutto. Citofonare Francesca vi aspetta domani. Un abbraccio.

Francesca