venerdì 13 novembre 2015

Piccola bellezza 12.11.15





Ho letto un articolo sull'ultimo libro di Mar Augé: Éloge du bistrot parisien, dove dopo tanti non luoghi, come centri commerciali, autostrade, si ritrova il "luogo" come centro di aggregazione sociale, di ritrovo, di scambio di opinioni. Un antico social network. Ho pensato che trovarmi in un bistrot a mangiare un croque-monsieur, ed a sorseggiare dell'ottimo vino, mi avrebbe fatto sicuramente vivere meglio questa bolla di nebbia che mi sta togliendo ogni energia. Poi ho visto loro: Yves Montand e Geneviéve Bujold. Nella loro bellezza cristallizzata lui diceva a lei: "Anche se sei canadese, il broncio alla francese ti viene naturale. Anche troppo". E lei diceva a lui: "Tu canti Bella Ciao con accento francese. Ma in realtà sei italiano, da Pistoia. Ivo Livi, ho scoperto il tuo segreto". 

giovedì 12 novembre 2015

Piccola bellezza 11.11.15





Il piacere delle piccole abitudini. Una tazza di karkadè, un caldo mare rosso. Due biscotti semplici, da far sbriciolare sotto i denti. La nebbia mi avvolge da lunedì, si rischia di perdere la strada più battuta, di perdersi.

mercoledì 11 novembre 2015

Piccola bellezza 10.11.15





SoulPancake è una piattaforma di incontro e condivisione. Entrando in questo mondo di fantasia e creatività, vi ritroverete a scoprire artisti nella loro quotidianitá, piccoli presidenti, tavole rotonde di pensieri al maschile, insegnanti che incoraggiano e stimolano, esperienze di vita. Vi consiglio di cercarli su YouTube. Sono dei video di una bellezza universale. È quando dico universale, intendo proprio che andrebbe lanciata nell'etere per secoli e secoli.

martedì 10 novembre 2015

Piccola bellezza 09.11.15




Stamattina ho visto tanti telai con piccole perle di rugiada. Geometrie perfette, reti di fili di seta intrecciati con abile maestria. Ho immaginato che ognuno di noi abbia un piccolo ragno che tesse di notte la sua tela, per offrircela il mattino seguente. Essere minuscoli che nascono e vivono da funambuli, sempre in bilico sul filo dell'esistenza.

lunedì 9 novembre 2015

Piccole bellezze

Ciao, come state?
Non sono sparita, sto solo brevettando una giornata di 48 ore per riuscire ad infilarci tutto.
Ho in programma un paio di recensioni, ma nel frattempo vorrei introdurre anche nel blog il progetto che ho fatto partire su IG e su FB, ovvero #lapiccolabellezza.
Sono o non sono una ricercatrice di bellezza? La ricerco sempre, in maniera costante e con ottimi risultati (almeno quelli che interessano a me). A volte si nasconde in angoli veramente difficili da perlustrare, ma il mio accanimento ripaga la fatica.
Ogni giorno, con una breve istantanea di immagini e parole, vi svelerò #lapiccolabellezza quotidiana.
Mentre su IG e FB si svolgerà tutto in tempo reale, qui vedrete la Bellezza del giorno precedente.
Oggi quindi è la volta di ieri, ossia Domenica.
Devo farvi notare che ho iniziato quest'avventura di Domenica, un giorno insolito per cominciare un nuovo progetto. Ieri mattina mi sono svegliata ed ho deciso che era giunta l'ora di dare spazio a Lei, senza complicazioni e timori.

08.11.15


Ieri pomeriggio ho letto un articolo di Tiziana Lo Porto. Parlava di muse, del loro rapporto con gli artisti, della consapevolezza di sé, e della bellezza che irrompe e nulla può fermare. Gli uomini ne hanno sempre avuto timore, è qualcosa che sconvolge, anche solo per pochi minuti, può rimettere tutto in gioco. È necessario saper cogliere ogni "momento incostante di bellezza", perché la sua forza è palesarsi con il gontagocce. Oggi è domenica, fuori è buio, ma il mio momento di bellezza l'ho vissuto stamattina, quando il sole filtrava attraverso la persiana, sollevata appena per abituarmi alla luce. Posso godermi la giornata che inizia, ed il sole tiepido di questo Novembre. Voglio accorgermi di questi momenti e legarli a me con immagini e parole. Saranno delle istantanee: ‪#‎lapiccolabellezza‬, e mi accompagneranno a lungo. Come sempre, sono curiosa di sapere le vostre piccole bellezze.

Questo è l'inizio del mio viaggio. Ovviamente è anche un appello per voi. Riscoprite la bellezza, scovatene le forme, lasciatevi incantare ed anche intenerire, perché no..
Postate su IG o FB le vostre foto, le vostre sensazioni, i vostri piccoli momenti di vita, oppure lasciatemi un commento qui nel blog.

A domani.

Francesca 

giovedì 22 ottobre 2015

#sulcomodino di Francesca Marzia Esposito

Buon pomeriggio!
Come vi avevo preannunciato nei giorni scorsi, Citofonare Francesca inaugura oggi la nuova rubrica #sulcomodino.
Di cosa si tratta?
Ho infilato in un'enorme boule tutte le millemila persone che mi piacciono e che considero degli ottimi consiglieri in materia di carta stampata; quando passero lì davanti e vedrò quell'enorme agglomerato di vetro pieno di bigliettini, mi avvicinerò con fare molto sornione, ne pescherò uno, e vi inviterò a dirmi quale libro state tenendo sul comodino. Non dev'essere il libro della vostra vita, dev'essere semplicemente il libro che è riuscito a lasciarvi qualcosa in questo ultimo periodo. Il libro che consigliereste al vostro più caro amico, quello che vi ha accompagnato nelle notti insonni e che non si voleva scollare dalle mani.
Rimanete dunque all'erta, potrei venir a spiare il vostro comodino. Sempre in punta di piedi e con grazia, si capisce.
La prima protagonista di questa rubrica, scelta fortemente da me come ambasciatrice, è Francesca Marzia Esposito

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(sì, è bellissima, e questo foto le rende tantissimo onore..se cliccate su "source" troverete ovviamente la fonte ed un racconto di Francesca).

Perché ho voluto proprio lei come apripista?
Io e Francesca ci conosciamo solo virtualmente, tramite FB, ma io mi sono subito innamorata della sua persona, delle cose che scrive, e di come le scrive. Mi piace il suo modo di calarsi nel quotidiano, di essere diretta, a volte spiccia, di aver sempre tante cose da dire e di dirle in maniera così chiara e diretta. I suoi occhi ed il suo volto sono una calamita. Mi piace immaginarla mentre insegna danza in un nebbioso pomeriggio milanese, mentre si muove fra i libri usati del Libraccio, mentre scrive il suo prossimo romanzo.
Francesca è una scrittrice e La forma minima della felicità è il suo ultimo libro.

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Vi lascio qui la trama, presa dal sito ufficiale Baldini & Castoldi:


Luce vive barricata in casa, vegeta sul divano, mastica fette biscottate davanti a Canale 32, il canale monotematico di televendite perenni di anelli e bracciali. Ha perso il lavoro e l’appartamento 51, l’unica sua entrata finanziaria, è sfitto da un po’. In casa tutto è a terra, le mensole, i libri, i cassetti, e i giorni e le notti si susseguono senza tempo.
Un giorno irrompe nella sua vita Bambina, Viola, cinque anni, figlia di Yuri, suo fratello, che non vedeva da un Natale passato, anni fa. Bambina è muta, ha deciso di non parlare più. «Pensavo mi avrebbe seguita, con i cani succede così, invece era lì, di sale». Bambina, non parla, ma telefonerà a canale 32. Non parla, ma scriverà numeri su post-it fluorescenti. Non parla, ma appiccicherà quadrati colorati sulla porta di Luce e poi giù per le scale e sotto il portico. Bambina creerà tappe di foglietti di carta che Luce, alla fine, seguirà uno dopo l’altro uscendo finalmente per strada. Bambina sarà il tramite, il punto di contatto tra le persone importanti del passato di Luce e quelle che le si avvicineranno in futuro, come Morgan, il ragazzo che risponde a canale 32. Luce inizierà a lavorare in una libreria e per andarci dovrà prendere la metro, un tram, fare circa settanta passi, e attraversare l’incrocio. È una storia sulla solitudine e sul tempo, che ti attraversa lo stesso, anche se tu rimani immobile, fino a che non arriva nella tua vita una bambina.


Francesca ha ricevuto recensioni positive da blogger, consulenti editoriali, testate nazionali. Se digitate il suo nome nell'infinito mare internettiano troverete solo giudizi unanimi e carichi di entusiasmo e bellezza. Non ci potrò aggiungere la mia, visto che non l'ho ancora letto, ma sarà sicuramente fra gli acquisiti natalizi.

Un sabato pomeriggio ho chiesto a Francesca: "Visto che mi piaci assai e ho ormai terminato una penna ad annotare tutto quello che leggi, perché non mi consiglieresti cosa tenere sul comodino?"
Ne è nato questo:

"La campana di vetro” di Sylvia Plath, perché ha un centro oppressivo che si sposta e incrina il rito di integrazione sociale, l’ordinata sequenza dell’esistenza. Un nucleo silente sotterraneo incombe, fa torsione, avanza impercettibilmente, capillarmente e lentamente inizia a demolire la bella vincente americana Esther Greenwood. Un giro di vite più stretto e tutto diventa malsano, stagnante. C’è uno sprofondare nella pozza marcescente di alienazione e paralisi, la storia si inabissa verso uno scolo primordiale, come quel buco a terra al centro della stanza in cui viene rinchiusa lei, molteplici sono i tentativi di trovare un modo per farla finita, ma la metodica si inceppa, il corpo rema contro, reagisce per emergere come un turacciolo dall’acqua, costringe a sopravvivere. L’individuo tramutato in cosa, oggetto, meccanismo che insuffla aria. Se fosse un grafico, sarebbe una scala scesa gradino dopo gradino e poi uno scivolo a perdifiato su un precipizio. 



“Sono pesi queste mie poesie”, di Nika Turbina
 “Tutto quello che dovevo, l’ho detto da bambina. Non c’era bisogno che divenissi donna.” La fascinazione per le sue poesie, per il suo personaggio, inizia qui, da questa frase. I primi componimenti risalgono all’età di quattro anni, li dettava alla mamma, di notte, quando l’asma di cui soffriva la costringeva a svegliarsi. A sette anni i suoi versi compaiono su un quotidiano nazionale, nel giro di un anno pubblica la sua prima raccolta “Quaderno di appunti”. La sua storia sarà compiuta a soli ventisette anni.

C’è una coscienza del dolore, come fosse già fuori, oltre la soglia, e guardasse crescere e diventare lo scarto tra sé e gli altri, tra sé presente e sé futura, la prefigurazione lucida del suo destino, un’anticipazione di quello che sarà, una testimonianza a se stessa, un vivere la crisi dell’essere precipitata in una crisi del verso, un gioco serio fatto di parole, che sposta, slaccia e trascina con sé.


Penso non ci sia molto altro da aggiungere, se non di lasciarvi invadere dalle parole di Francesca, seguire i suoi consigli, leggerla nella sua complessità e frammentarietà. Cercatela su FB, seguitela, comprate il suo libro, perdetevi nei suoi occhi profondi e ricchi di immagini.

Vi è piaciuta la prima puntata di #sulcomodino? Ne arriveranno presto delle altre, voi seguitemi, e non siate mai paghi di leggere e conoscere. Abbuffatevi.

Un ringraziamento particolare ed un abbraccio che travalica il Cloud a Francesca. Grazie

F.

venerdì 16 ottobre 2015

Bella Addormentata





Ieri sera ho visto finalmente per intero Bella Addormentata di Marco Bellocchio.
Ho questo maledetto vizio di guardare spesso i film a spezzoni. Non mi ci dovrei nemmeno mettere, lo so, che un film si guarda sempre per intero; ma il poco tempo e la voglia di guardare qualcosa di bello fanno a pugni fra loro, ed il risultato è una gioia lasciata a metà.
Ogni tanto, quindi, mi impongo di recuperare tutti quei film che latitano da troppo tempo nel disco fisso con la dicitura visione parziale.
Ieri sera è toccato a Bellocchio.
Bella Addormentata si svolge nei giorni del caso Englaro, inizi di Febbraio 2009.
Come è noto a tutti, in quei giorni, il padre di Eluana fece trasportare la figlia in un ospedale di Udine, per procedere alla morte assistita, dopo 17 anni di coma ed alimentazione artificiale.
Non è pero la vicenda in questione il nucleo principale del film, ma le storie dei personaggi che ci gravitano attorno. Un senatore del Popolo della Libertà, Beffardi, che sta maturando la scelta di votare contro la legge che l'allora Governo stava cercando di portare in aula. Legge che avrebbe bloccato la scelta del padre di Luana. Sua figlia, Maria, decisa invece a raggiungere l'ospedale di Udine per protestare contro l'interruzione del trattamento. Roberto ed il fratello, diversamente schierati e dal lato opposto della strada. Il Dottor Pallido che vuole salvare una tossicomane aspirante suicida, Rossa. Una madre, la Divina Madre, completamente assorbita dal coma della figlia, indifferente ad ogni tipo di affetto ed incapace di donare la minima attenzione.
Le vite di queste persone scorrono in questi cinque/sei giorni generando innamoramenti, confessioni, dolore, consapevolezza di sé.
Bellocchio mantiene un distacco informato dal caso Englaro, Trovano spazio entrambe le posizioni senza entrare nel dettaglio, senza porre la vera questione morale. Allo spettatore non viene chiesto un giudizio sulla morte assistita, vengono solo mostrate le sensibilità di ogni personaggio.
Bella Addormentata ti porta a riflettere sulle priorità della vita, sul come reagiresti in determinate situazioni, fino a dove si può spingere il coraggio o la viltà.
Degne di note sono le interpretazioni di Alba Rohrwacher, nel ruolo di Maria, e di Michele Riondino, Roberto. I ragazzi si incontreranno e si frequenteranno per due giorni in maniera intensa, credendo in un amore improvviso e prematuro, che la vita non perdonerà.
Ho apprezzato molto anche Maya Sansa, in Rossa, la ragazza borderline, che si sente già morta, sconfitta, totalmente in balia del metadone e costretta ad elemosinare il minimo sostentamento.
Servillo è il senatore Beffardi. Per quanto io ami quest'attore, nel film non brilla in maniera particolare. Il ruolo gli calza a pennello, ma non emerge, non è il solito Servillo.
Le scene non hanno una bellezza, una ricercatezza particolare. Solo una mi ha colpito : la sauna dei senatori mentre si sta procedendo al dibattito in aula. Uomini in età avanzata, seminuda, immersi nel vapore acqueo, con un politico psichiatra a sentenziare sul bene e sul male.
In sintesi Bella Addormentata è un film che non ti sconvolge dentro, è un lampo di luce che ti può far riflettere per mezz'ora, ma non oltre.
Forse Bellocchio cercava proprio questo: una sottile riflessione che unisce varie vite, ma provoca solo scosse facilmente assestabili.
Usando le famose stelline Anobiane: 3 stelle e mezza su 5.
Voi lo avete visto? Fatemi sapere cosa ne pensate..

P.S.: il concorso per Pagnottina continua. Vi lascio i nomi qui sotto:
  • Scooby Doo
  • Fafner
  • Ben Hur
  • El Giaco
A presto.
F.

giovedì 15 ottobre 2015

Goffredo Parise - I Sillabari


Oggi vi voglio parlare di questo libro : Sillabari di Goffredo Parise.
Per iniziare voglio partire dall' "avvertenza" che l'autore decide di scrivere ad introduzione della sua opera: "Nella vita gli uomini fanno dei programmi perché sanno che una volta scomparso l'autore, essi possono essere continuati da altri. In poesia è impossibile, non ci sono eredi. Così è toccato a me con questo libro: dodici anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla Z. Sono poesie in prosa. Ma alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l'amore. 


Ecco. Scrivere ancora delle parole dopo aver letto questo, è un azzardo. Sillabari, come scrive l'autore, sono delle poesie in prosa. Io le chiamerei anche poesie in divenire. Pochi autori come Parise riescono a lasciarmi quel senso di incompiuto. Non considerate il termine in accezione negativa, ma bensì come un qualcosa che aneli ad altro. Alla fine di ogni racconto vorresti saperne di più, capire cosa ha fatto l'uomo dopo aver guardato il mare, o la donna dopo essersi alzata dal tavolino. Sono poesie in divenire perché lasciano a te il compito di dare una vita a questi personaggi, di collocarli nel tempo, in una città o di farli rimanere statici in una campagna umida, o su un terrazzo che guarda il mare.

Io ho conosciuto Parise con Il prete bello, attraverso il Gruppo di Lettura. Sì,avrei dovuto conoscere la sua opera già da parecchi anni considerando la territorialità, ma come spesso accade, le cose più vicine a noi vengono relegate in secondo piano, per lasciar spazio all'esotismo. Del Preto Bello mi aveva colpito l'accurata descrizione del bigottismo di campagna, di come era perfettamente incarnato dai vari personaggi che gravitano attorno a questo prete tanto affascinante quanto furbo. Le descrizioni dei volti, dei luoghi, di ogni ruga evidente sono fondamentali all'interno dell'opera dell'autore. Parise riesce ad incasellare sostantivi ed aggettivi in maniera ritmica, donando all'insieme quella  musicalità che sfocia nella rappresentazione di un volto, di una capanna in un bosco, di una casa povera ed umile. 
Ogni singolo racconto rappresenta perfettamente una cellula autonoma, dotata di vita propria ed in grado di generare a sua volta un romanzo.
Mi hanno colpito in particolare alcuni "sentimenti umani" fra i quali Anima dove viene raccontata la vita di un cane randagio, attraverso i suoi occhi e la sua sensibilità; Bambino, la storia di un' amicizia fatta di piccole cose, fra un uomo anziano ed il figlio illegittimo di una contadina; Estate, una travolgente storia d'amore fra due persone così diverse, eppure così assetate l'una dell'altro; Grazia, l'incontro fra due sconosciuti e come si possa piangere più facilmente di fronte chi non sa nulla di te; Ingenuità, dove questa caratteristica viene scambiata per mitezza o abitudine.
Ce ne sarebbero molti altri, ma il mio compito non è quello di stilare un elenco che potrebbe solo annoiarvi, ma di suscitare in voi anche un solo piccolo moto di curiosità.
Entro fine anno mi piacerebbe leggere L'odore del sangue e scoprire anche il lato giornalistico di Parise. Chi avesse letto qualcosa dei suoi reportages mi lasci un post-it :). 

Vi lascio con due piccole curiosità:

http://www.goffredoparise.it/index.php è il sito ufficiale dello scrittore, dove potrete trovare la sua biografia, le opere e la prima ed unica "casa" che Parise sentì come propria. Ci sono anche gli orari di visita e le aperture straordinarie curate da un'associazione. 

(Vi devo fare una piccola premessa: io sono una patita di illustrazioni e copertine e spesso mi ostino a  volere un'edizione particolare per questa mia fissazione. Trovo che la copertina sia parte integrante del libro, ne deve descrivere l'anima, il suo contenuto. Per questo mi incuriosisco agli artisti che hanno illustrato le parole che ho appena letto)

http://www.josephcornellbox.com/ Joseph Cornell è l'artista statunitense che Adelphi ha scelto per questa edizione dei Sillabari. In copertina vediamo una delle sue "Box", scatole. La maggior produzione di Cornell è composta da queste scatole, al cui interno l'artista convogliava gli oggetti più disparati che negli anni aveva collezionato. Spesso erano completamente slegati fra loro, ma Cornell lasciava a loro la capacità di unirsi e trovare un denominatore comune. Il sito è un po' avaro in termini di immagini, ma se cercate in Internet troverete parecchia documentazione. La Box in copertina è conservata al Guggenheim di Venezia.

Con questo ho terminato. Credevo di non riuscire a scrivere molto, invece come al solito aggiungo mille dettagli. L'interdisciplinarietà è sempre stata il mio forte.
Ultimissima cosa e poi vi lascerò alle vostre profumate docce. Mi era balenata per la testa questa stramba idea: vi piacerebbe che accompagnassi le recensioni con dei brevi video dove leggo le parti dei libri che mi hanno più colpito? In questo modo chi non volesse leggere i miei papiri, potrebbe farsi un'idea del contenuto del libro. Ditemi cosa ne pensate, in modo che io riesco ad organizzare per il prossimo appuntamento.

P.S. : Il concorso "Dona un nome a pagnottina" è ancora aperto. Per il momento gareggiano Scooby Doo e Fafner. Attendo altre candidature.

Un abbraccio
F. 

mercoledì 14 ottobre 2015

Io e pagnottina siamo pronte!

Sarete mai stanchi di leggere che ritorno, me ne vado, guardo dallo spioncino, ritorno di nuovo, me ne vado per altri due mesi? Spesso io mi stanco di me stessa, figuriamoci gli altri.
Questa volta vi giuro è l'ultima, l'ultima volta, che prometto di ricominciare a scrivere, e non mantengo il mio impegno. Mi fulminasse Giove all'istante! 
Ho preso questa decisione già da un paio di giorni, ma si è rinsaldata nel mio cervello e nel mio cuore oggi, nel primissimo pomeriggio.
Ero in auto ed ho sentito alla radio una pubblicità di non so quale casa automobilistica.
L'oggetto sponsorizzato era una jeep, macchina nota per intraprendere lunghi viaggi, anche un po' turbolenti.
Lo slogan finale ripeteva più o meno questo concetto (anche se non ricordo le esatte parole) : il tuo viaggio comincia adesso, non preoccuparti di come lo percorrerai. Chiediti se una volta terminato gli altri lo vorranno conoscere.
Francesca fulminata sulla via di Damasco! Sì, io sinceramente vorrei che gli altri alla fine di tutto, volessero conoscermi e conoscere quello che ho fatto. Ho questa aspirazione, che per molti potrà sembrare pregna di egocentrismo, ma che per me è valida per ogni essere umano su questa terra.
Ce lo ripetono di continuo che siamo di passaggio, ed anche se io credessi alla reincarnazione, se mi ritrovassi nel corpo di una lucertola, di una piovra, di un oca dalle zampe palmate..come potrei continuare a scrivere?! Per cui mi sono detta che sì, era assolutamente necessario e dovuto all'uomo dalla voce calda della radio, che io ricominciassi questo viaggio.
Un viaggio che sarà costante e che costruirò sbirciando cartine e segnali stradali.
Spero di accogliere più persone possibili nel mio pulmino Volkswagen (perché è sempre stato il mio sogno), e non temete, sarebbe di sicuro vecchio di oltre quarant'anni ed immune da ogni truffa tedesca.
Ho deciso di seguire uno schema più o meno preciso per la pubblicazione dei post. Dovrei collegare ogni giorno ad un articolo preciso, ma questo va oltre ogni mio sforzo umanamente accettabile. Se io leggo due libri che mi hanno svoltato la giornata uggiosa e voglio parlarvene un giorno sì e l'altro pure?..non voglio autoimpormi schemi mentali che mi chiudano in una gabbia di doveri telematici.
Ben venga invece la scelta degli argomenti con cui vi tedierò. Stranamente vi parlerò di libri, sorpresi vero? Non ci saranno solo le mie recensioni, i miei consigli; chiederò anche a voi, amici vicini e lontani ed ovviamente assuefatti alla parola, i vostri libri preferiti, quelli che portereste con voi ovunque, come vostra panacea.
Ci saranno poi i luoghi dove incontrate le pagine scritte, ovvero le librerie, le biblioteche, i circoli, tutto quello che gravita ed aiuta il mondo della lettura. Ve li farò conoscere, costruiremo insieme una piantina dell'Italia affamata di libri, per un ipotetico e stravagante tour (con pulmino annesso).
Non mi lascerò scappare film, mostre, teatro. Il mio motto per questo nuovo anno sarà "Trova il tempo e lo spazio per le cose belle". Sarà almeno una scusante per smaltire tutti i film che sono in lista d'attesa. Qualche scorcio d'attualità sarà possibile, quando una particolare notizia mi entrerà dentro, in fondo a sinistra di quel muscolo chiamato cuore.
Qua e là, come piccoli prataioli di stagione, potranno apparire i miei brevi racconti.
Credo di avervi delineato le tappe principali del viaggio. Il pulmino è già parcheggiato sotto casa, ovviamente ho fatto installare un citofono, altrimenti come fareste a suonare ed io a capire che siete proprio voi?
Mi resta solo un ultimo cruccio. Io a 'sto pulmino ci voglio dare un nome. Mi aiutate? 
Qui sotto lo vedete in tutta la sua beltà.

 

http://blog.kijiji.it/category/auto-e-pop-culture/page/3/ Se cliccate qui dentro (vi ricordo che quando inserite una foto, la fonte originale è un segno di rispetto per gli altri ed anche per voi), troverete una lista di auto che hanno fatto la storia della pop culture, dalle macchine di James Bond alla prossima festeggiata DeLorean, fino alla nostra pagnottina arancione. 
Aspetto i vostri suggerimenti!!

F.

lunedì 22 giugno 2015

#365storieper365giorni (seconda settimana)

Buon inizio settimana a tutti! Come ogni lunedì sono qui per fare il resoconto della settimana precedente. Vi avviso già che a metà percorso ho avuto una battuta d'arresto, non tanto per la mancanza di voglia di scrivere, quanto per alcune riflessioni che sono nate in itinere..ne parlerò (ops..scriverò :) ) poi su Facebook.
Vi lascio qui comunque quello che sono riuscita a produrre..ci leggiamo presto!
P.S. : vi ricordo che per chi volesse seguirmi più o meno giornalmente e con più o meno costanza su FB, esiste la pagina del blog, basta digitare Citofonare Francesca. Grazie ancora!

Francesca

15 Giugno.



Giovanni si svegliò come tutte le mattine alle 5. Se avesse dovuto indicare obbligatoriamente l'orario preferito durante tutto l'arco della giornata, sarebbero state sicuramente quelle 5 del mattino. A quell'ora si respirava vita. La rugiada sulle foglie vibrava con il vento, i fiori iniziavano a raddrizzare i loro petali, gli uccelli preparavano gli spartiti per i loro canti. A Giovanni piaceva aprire i vecchi infissi di legno e respirare a gran polmoni. Il gesto dell'espirare gli costava quasi fatica, gli sembrava di perdere tutta la bellezza, di lasciarla scappare via, di regalarla a qualcuno. Poi però ricordava che a distanza di 5 chilometri non c'era nessuno, almeno nessuno di razza umana, e la cosa lo tranquillizzava. 
Questa era la sua nuova vita da sei mesi, da quando la Sig,ra Banca Internazionale gli aveva fatto trovare un anonimo scatolone rettangolare sulla scrivania, per raccogliere i suoi oggetti. Oggetti che erano stati i suoi fedeli compagni per dieci lunghi anni. Quella scatola se l'era portata lì, fra i campi di granoturco, l'aveva sigillata per bene e riposta nella soffitta polverosa, con dei vecchi attrezzi agricoli. 
Il vecchio Giovanni era chiuso lì dentro e lì ci sarebbe rimasto.
Lui adesso era un contadino, lui adesso stipulava contratto con le sementi, con gli ortaggi, con le vacche. Erano contratti difficili, spesso doveva piegare la testa ed arrendersi alla forza della natura. Ma la maggior parte delle volte erano contratti vantaggiosi. Si sentiva soddisfatto del suo lavoro, di come lo svolgeva, dei risultati che otteneva.
Quando era stato licenziato, aveva impiegato un mese ad elaborare il lutto. Sì, era stato un vero e proprio lutto per lui. Era solo, aveva solo la Sig.ra Banca. I genitori erano morti quando Giovanni era poco più che adolescente, strappati alla vita da malattie incurabili. Era cresciuto sotto la tutela di una zia romana, che vedeva poco, e che si materializzava solo in contanti. Finita l'università era stato subito assunto dalla Banca. Nessuna fidanzata, o moglie, o ex moglie; solo amanti passeggere. 
Una domenica mattina, mentre stava bevendo un caffè al bar sotto casa, lesse quell'annuncio sul giornale : " Cercasi aspirante contadino per gestione azienda agricola, zona Montello". Aspirante contadino. Un fulmine a ciel sereno per Giovanni. Si presentò al colloquio il giorno successivo. Antonio era un uomo anziano, stanco. I figli non ne volevano sapere di continuare l'attività del padre e lui non voleva abbandonare quello che aveva creato in quarant'anni di lavoro, i suoi campi, la sua stalla. Non avrebbe potuto pagarlo molto, 500 euro, ma tutti i frutti della terra sarebbero rimasti a Giovanni. Lui si sarebbe preso solo una piccola percentuale, ed un piccolo pezzo di terra per essere sepolto lì, una volta che se ne sarebbe andato. Giovanni disse : "Lo faccio io, mi prenderò cura delle sue vacche, della sua terra, delle sue viti." Antonio accettò quell'uomo venuto dalla città , con le mani lisce e la pelle chiara. Si sarebbe bruciato al sole, e tagliato le mani con i rami nodosi degli alberi, ma gli occhi bruciavano, bruciavano di un ardore che gli ricordò i suoi vent'anni. Gli disse sono una cosa : " Sarai solo ragazzo, il primo paio di occhi umani dista 5 chilometri da qui, dovrai cavartela ogni giorno con Lei". Giovanni guardò i filari che si stendevano a perdita d'occhio, sentì l'odore secco della terra salirgli alle narici : "Io sono sempre stato solo, adesso ho Lei".


16 Giugno.



Come ogni anno ritornava inesorabile il giorno di Natale. Alice era partita presto quella mattina, sua madre era stata tassativa "Alle 12.00 si mangia". Non era riuscita a prenotare in tempo un biglietto del treno ad un costo decente ed onesto, e così aveva preso l'auto ed era partita da Firenze alle 7.00. Ad Alice piaceva guidare in solitudine; molti suoi amici non ci riuscivano, si addormentavano, dovevano abbassare per forza il finestrino per prendere un po' d'aria, chiamavano tutta la rubrica del cellulare..ad Alice bastava della buona musica ed una sosta a metà viaggio. Non aveva nemmeno l'abitudine di scegliere il miglior autogrill. Una volta aveva fatto un viaggio con Sandro di un paio d'ore e si era sciroppata recensioni di autogrill senza fine, con conseguente fermata all'Autogrill Stellato.
Arrivò a casa dei suoi verso le 11.30. Iniziava a nevicare e sua madre aveva già acceso le luminarie "perché oggi è Natale e vanno lasciate accese tutto il giorno, pure domani però eh?".
Prese i pacchetti dal sedile posteriore e per non disturbare aprì la porta di casa con il mazzo di chiavi che teneva sempre in auto.
Sentì subito il lavorio frenetico che proveniva dalla cucina, lasciò i pacchi sul divano e si accostò alla porta a scomparsa.
"Arrivata!".
Sua madre stava mescolando vorticosamente qualcosa in una terrina blu, forse maionese :
"Ben arrivata cara! Fatto buon viaggio?.. ti metto subito al lavoro, o mi mescoli la maionese (esatto) con grazia e costanza, o aiuti tuo padre a girare le coscette di pollo in forno.."
"Vado di coscette".
Alice si avvicinò al forno e sorrise a suo padre. Non aveva una preferenza verso le coscette, voleva solo scambiare un sorriso sornione con suo padre ed un alzata di sopracciglia.
Suo padre la colpì con il mestolo sul sedere :
"Trovato traffico? Tua madre mi ha fatto alzare alle 5 per preparare il ragù..meno male che Natale viene una volta all'anno.."
"Già..meno male. Parenti in arrivo?"
"Tua zia Roberta e tua zia Ornella"
" E basta, ed il resto?"
"Domani Alice, domani..non temere..".
Zia Roberta e zia Ornella erano rispettivamente le sorelle di suo padre e sua madre. Due sessantenni single, che non si erano mai sposate, ma non ne avevano ancora perso la speranza. Erano decisamente troppo curiose ed impiccione, ma dolci, materne con Alice.
Alle 12.00 suonò implacabile il campanello. Alice andò ad aprire e venne letteralmente sommersa da baci ed abbracci come avesse ancora avuto dieci anni. Le abbandonarono sulle braccia una pila di pacchettini confezionati alla perfezione.. Alice inciampò su quel maledetto tappetto che si arrotolava sempre su sé stesso e rovesciò tutto sul divano. 
Avrebbe voluto dire a sua madre di levarlo, ma il tappeto era di nonna, e nonna non c'era più.
Quando si sedette a tavola si ritrovò in un piccolo gineceo. Il suo piccolo gineceo. Le amava e le detestava allo stesso tempo.
Lei e suo padre erano seduti a capotavola e si fissarono.
Sorriso sornione, alzata di sopracciglio.


17 Giugno.



Oggi non ci sarà nessun racconto di finzione. Oggi ci sarà un pensiero, o almeno una serie di consigli, per chi ha iniziato questa maturità. Mi sono sempre chiesta : "ma maturità di cosa?". Maturità di scelte per il futuro? Ho seri dubbi, anzi dubbi più che fondati. Maturità di sentimenti? Quella credo non si raggiunga mai, o con molta difficoltà. Maturità nel ragionare, fare di conto etc? Noi siamo in continua evoluzione, una volta che ti sembra di aver raggiunto la piena capacità delle tue facoltà mentali, arriva qualcosa a metterti in difficoltà. Diciamolo chiaramente, i maturandi non sono per niente maturi, si affacciano malapena all'età adulta. Ma quanto ci piace chiamarlo "Esame di Maturità".
Ed allora visto che dovete maturare in circa tre settimane, vi dico cosa ho imparato io, cosa mi piacerebbe rifare o riprovare ogni anno, e quanto mi mancano ogni anno queste tre settimane.
1. Non studiate in maniera ossessiva e compulsiva, anzi in queste tre settimane non dovreste proprio studiare, se vi siete impegnati costantemente durante tutto l'anno. Dovrebbe essere solo un ripasso. Ma se dovete fare la mega sessione di studio fatela di notte. Le notti estive per voi maturandi sono fatte per studiare, bere caffè, studiare, bere caffè, vi è consentita qualche sigaretta azzera ansia. Lo so, non è salutare, gli specialisti non lo consigliano..ma questo vi preparerà alle sessioni d'esame universitarie e vi farà arrivare all'orale con quel tantino di isterismo e di occhiaie da suscitare una lieve compassione
2. Prima di ogni prova, andate nel vostro baretto di fiducia. Sì, quello dove vi andavate a rifugiare quando i cancelli della scuola non li superavate. Quella è la vostra casa, la dovete amare fino all'ultimo, salutare per bene se vi dovrete trasferire di città, lasciarla a chi verrà dopo di voi o a chi c'è già. Abbuffatevi di cornetti, bombe alla crema, succhi ipercalorici. Zuccheri, ragazzi, solo zuccheri. Vorrete mica farvi venire una crisi glicemica in pieno saggio breve?
3. Fate feroci sessioni di training autogeno nei bagni. I bagni, quanti ricordi..le più immani tragedie di sono consumate nei bagni..tradimenti, amori non corrisposti, crisi adolescenziali, n.c. nei compiti di matematica. Osservatevi allo specchio e rilassatevi. No, non dovete rilassarvi con un sapore dolciastro che fa arrivare all'istante il Presidente di Commissione, dovete solo purificare il vostro karma e cercare di tatuare sulla schiena di chi vi sta davanti la traduzione della versione.
4. Diciamolo, se proprio volete copiare, fatelo con astuzia. L'unico escamotage possibile è suscitare tenerezza e compassione nei docenti interni. "Prof, sono un giovane maturando, mi aiuti"..e aiuteranno, vi aiuteranno, benedetti Prof. Vi vogliono un bene dell'anima, voi non sapete quanto.
5. Puntate al prof più carogna, quello che vi ha fatto impazzire durante l'anno, quello che mannaggiasantissima vi faceva studiare tomi di 300 pagine, per darvi un misero 6,"perché tu le lacune te le porti dalla prima, non posso alzarti il voto". Bene, dimenticate tutto l'odio viscerale di cinque anni, e scegliete lui. I prof carogna alla maturità si convertono. Sono talmente orgogliosi di avervi portati fin là, che all'orale vi chiederanno la tabellina del 2 o la prima declinazione in latino. Alla fine vi baceranno pure, siete il loro figliol prodigo.
6. Non andate al mare, non esponetevi in giardino. Schermo totale. Dovete arrivare emaciati, pallidi, dimagrite pure 1-2 kg, fatevi venire qualche malattia mai avuta prima (tipo io mi sono fatta venire, di proposito, la stomatite..sputavo letteralmente sangue nei bagni pieni di karma). Dovete essere sofferenti, il vero maturando soffre, è pregno di esistenzialismo.
7. Vivete questa esperienza come la prima vera prova della vostra vita. Ce ne saranno altre, anche di più serie, ma questa è la prima vera sfida con voi stessi. Guardate i volti dei prof che state per lasciare, catturate i loro sguardi, vi accompagneranno per la vita. Abbracciate i vostri compagni di classe, la vita vi porterà lontano, vi allontanerà. Toccate i muri che vi hanno ospitato per cinque lunghi anni, gli armadi scassati e pieni di libri, prendete un ultimo caffè a quelle fottutissime macchinette che vi fregavano sempre i soldi. Sorridete a chi sta prendendo possesso della vostra scuola, affidatela. Lo so, ne siete gelosi, ma è giusto così, è vita che se ne va, vita che cambia.
8. Ogni tanto, anche a distanza di anni, ritornate alle 8 davanti quel cancello. Gli studenti non faranno caso a voi, forse vi urteranno pure, saranno maleducati; ma voi sarete oltre, oltre quel cancello, dentro quelle mura.
In bocca al lupo a tutti!


lunedì 15 giugno 2015

365 giorni per 365 storie (più o meno)

Citofonare Francesca è vivo, non abbiate timori. Trovo solo inutile scrivere per riempire un foglio, seppur virtuale. Ho bisogno di stimoli, di cose belle di cui parlarvi. Alcune volte è difficile scovarle, e non mi va di imbonirvi con delle cosucce di misera qualità.
Oggi comunque si torna, e questa "rubrica" ci sarà ogni lunedì. Spero vivamente di poterle donare la giusta compagnia, ma non vi prometto nulla, per non deludervi.
Citofonare Francesca ogni lunedì ospiterà le mie storie. Per chi mi segue sui vari social sa che ho iniziato questa maratona letteraria che durerà un anno, più o meno. Ogni giorno (salvo qualche giorno di meritato riposo, o di ferie diovibenedica), cercherò di scrivere un piccolo racconto. Una piccola "storiella" che prenderà spunto dalle emozioni quotidiani, da una parola letta che riuscirà a scatenare la fantasia, da un acquazzone improvvisa che renderà tutto più chiaro. 
Ho dovuto eliminare l'opzione Instagram, a mio malincuore. IG ha un limite alle parole che possono essere inserite con una foto, e la mia logorrea non perdona. Non mi va nemmeno di fare dei tagli ai racconti, visto che li scrivo di getto e controllo solo la consecutio temporale (sto facendo della sana ironia eh..? :) ). Per questo motivo, pubblicherò le mie creature solo su FB, sulla mia pagina personale e su quella del blog, ed una volta alla settimana li raccoglierò tutti qui.
Spero di riuscire a mettere a disposizione di tutti voi più mezzi possibili per raggiungermi.
Ditemi se vi piacciono, cosa ne pensate. Commentatemi ovunque, io vi trovo sempre ;) .

11 Giugno.
La incontravo tutte le mattine in quella caffetteria del centro. Io mi fermavo prima di andare in ufficio, un caffè lungo e una tortina alle mele. Lei era sempre seduta al solito tavolino. Un piccolo tavolino rotondo con due sedie, sorseggiava un capuccino. Avrà avuto un'ottantina d'anni, ma avrebbe potuto averne avuti novanta. Non le sapevo dare un'età. Era sempre molto elegante ed indossava delle sciarpe quasi impalpabili, sicuramente di seta. Non la vedevo mai con qualcuno,sempre sola. Un giorno mi accorsi che mi osservava; intimidita mi ritrassi dal tavolino dove stavo leggendo il giornale, ma continuava ad osservarmi. Mi guardava le mani, le unghie. Le sue erano laccate di rosso, perfette nonostante l'età. Io non ero mai riuscita a mettere uno smalto senza combinare disastri, le portavo nude, cosí come crescevano, irregolari. Ad un certo punto pensai che la sua attenzione fosse catturata dal serpentello che avevo tatuato sul polso. Non ci pensai troppo e le dissi : "È un errore di gioventù, ma non potrei mai cancellarlo". Mi guardò negli occhi e mi disse : "Lo trovo molto grazioso, Lei mi ricorda molto una mia amica di Milano". Cosí conobbi Elisetta, o come si faceva chiamare lei, Lisetta. Era vedova. Aveva due figlie, ma lavoravano a Verona, le vedeva comunque ogni domenica, scendevano a trovarla e cucinavano tutte assieme. Aveva lavorato a Milano, prima come cameriera in una casa di "signori", poi alla Coin come commessa. "Ero molto bella, mio marito lavorava negli uffici, ci siamo innamorati subito". Vissero la loro vita nella città e con la pensione tornarono qui, da dove Lisetta era partita. Ci incontravamo quasi tutti i giorni, chiaccheravamo dieci minuti e poi ci auguravamo una buona giornata. Il sabato mattina l'accompagnavo in cimitero. Le figlie non volevano che lei parlasse con una lapide, con me se lo poteva concedere. Continuammo cosí per tutta l'estate e l'autunno. Un tardo pomeriggio di Novembre mi chiamò una donna, era Katia, la figlia più piccola di Lisetta. 
"Mamma ha avuto un ictus, chiede di te, non le resta molto". Lisetta se ne andò in poche ore, strappandomi la promessa di una manicure perfetta.



12 Giugno. 
Presenziare a quelle feste era un'agonia senza fine. Carlo era arrivato in ritardo, visibilmente stanco e scontroso, ma aveva la necessità di bere, eliminare la pessima giornata che aveva appena trascorso. Salutò Adriana e Giovanni, i suoi vecchi compagni di università, nonché proprietari dell'hotel e della terrazza festaiola. Come erano banali tutte quelle persone lì convenute, come era banale anche lui. Notaio in una città di provincia, cinquantenne troppo giovane per sembrarlo. Come tutti, come tanti. Con un gin tonic in mano li osservava, sforzava qualche sorriso di circostanza e cercava di ricordare il nome di quella mora siliconata. Poi vide Greta, un vestito di lino grezzo, due gocce d'ambra alle orecchie, e dei capelli biondo cenere. Era la figlia di Adriana e Giovanni, trentenne, gallerista a Venezia. 
"Buonasera dottore". Era il loro saluto, da quando Greta aveva scoperto l'uso della parola. "Ciao Greta". Lui si ostinava a darle del tu, senza aver mai pensato se la cosa l'avesse potuta infastidire.
"Gin tonic..giornata pesante?"
" Sì, decisamente..e la tua?"
" Non più del solito, qualche turista che si vuole spacciare come il critico d'arte internazionale più quotato. Tutto nella norma".
Guardando oltre la spalla di Greta, vide arrivare Adriana, con la mora siliconata sottobraccio. 
"Carlo, Carlo..ti ricordi Alessia? Il mese scorso...a cena..dai..non ricordi?"
No, non ricordava e non voleva ricordare, non in quell'istante perfetto.
Greta si allontanò lieve, senza far rumore. Passò una mano su fianco della madre e sparì fra la gente.
Carlo continuò a cercarla con occhi avidi. Dov'era finita, e chi erano quelle bocche che parlavano a pochi centimetri da lui..
Uno squillo, poi un altro. Il telefono aveva iniziato a suonare. Lo levo dalla tasca della giacca. Angela, la sua segretaria.
"Dottore, mi scusi per l'ora, ma Le volevo ricordare l'appuntamento di domani alle 11.00 con i signori Innocenti, per il rogito.. ".
"Grazie Alessia".
"Si figuri, è il mio lavoro..Buona serata Dottore".
Quelle due bocche non avevano smesso di vomitare parole nemmeno per un secondo. Non le seguiva, non le capiva.
Finì il gin tonic in pochi sorsi ed accusando un mal di testa improvviso si congedò da Adriana, dalla siliconata Alessia, da tutta quella bolgia di pelle sudata e vestiti troppo fascianti e si diresse all'uscita.
Scese le scale ed all'entrata dell'hotel, appoggiata ad un muretto, trovò Greta.
Aveva sciolto i capelli, li sistemava con le mani. Erano capelli ribelli, intrisi di salsedine.
"Hei Dottore, vieni a fare quattro passi in riva al mare?"
Vieni..dopo ventotto anni di Lei, arrivava un tu.
"Devo andare, mi aspettano degli amici".
La scusa più banale e stupida. Nessuno aspettava Carlo, solo un appartamento troppo buio e caldo.
"Ok Dottore. Arrivederci".
Così dicendo Greta si alzò in piedi, sfilò le infradito, le prese in mano e si diresse verso la spiaggia, verso il mare.
Carlo restò immobile a guardarla. Guardava i suoi piedi, la naturalezza con cui camminava scalza, il suo essere un tutt'uno con la terra. Alla fine sparì nel buio.
Arrivato all'auto sentì vibrare il cellulare. Un messaggio. Si sentì avvampare, forse era Greta, forse era lei che gli chiedeva di raggiungerla, di non lasciarla sola, di condividere con lei il troppo buio. Sfilò il cellulare dalla tasca con due dita. Scottava, o erano le sue mani.
Un nuovo messaggio.
"Dottore, sono sempre Alessia. Mi raccomando, ore 11.00".



14 Giugno.
Ore 14.00. Chiara, come ogni sabato, sta uscendo per il suo appuntamento settimanale. Non viene richiesto molto trucco, né un abbigliamento particolare,è un appuntamento con sé stessa. Lei fra pochi altri. Il luogo dell'incontro dista pochi chilometri, cinque minuti in auto. Chiara arriva puntuale, come ogni sabato, ore 14.15.
Varca le porte automatiche ed incontra subito Anna. Sì, lei li conosce tutti. All'inizio non era stato facile, c'era stata molta diffidenza. Gli sconosciuti fanno sempre paura, almeno alla maggior parte delle persone, ma Chiara non era come la maggior parte.
Anna è sempre lì, al suo solito posto. A quell'ora è china sul pc, a riempire dei moduli su dei fogli excel. Saluta sempre a malapena, non perché sia scortese, ma perché è troppo concentrata, è immersa nel suo mondo. Chiara osserva per una manciata di secondi quella chioma color prugna, che rimane china anche al suo passaggio, e passa oltre.
Si intrattiene a lungo nello spazio adiacente ad Anna. Ci sono troppi colori ed odori per andarsene subito. Meritano attenzione, tatto ed olfatto. Chiara cerca di entrare in contatto con loro, capire quale sia la loro provenienza, se hanno viaggiato a lungo, se sono stati esposti alle intemperie. Alle 14.30 è il turno di Giorgio. 
Giorgio è un ragazzetto sui vent'anni. Chiara lo chiama proprio così "ragazzetto", perché il suo corpo è acerbo, minuto in ogni suo aspetto. Sembra che l'adolescenza per lui non abbia mai avuto fine. Giorgio è il custode dei colori. Li maneggia con cura, li osserva, li sistema perché siano comodi e felici. Sì, felici. Chiara lo lascia fare, non disturba. Il suo è un compito importante, e lei lo sa benissimo. 
Ore 14.40. Chiara è a metà del suo appuntamento. Incontra Maria e Lorenzo. Maria e Lorenzo, due mondi così diversi eppure così simili. Maria è legata al mare, alle onde, Lorenzo è legato alla terra, al sole. Lavorano vicini, spesso si ignorano. Sono i loro elementi ad imporlo. Il sole rosso, accecante di Lorenzo farebbe del male al blu infinito delle onde di Maria. Si possono solo sfiorare e scambiarsi dei lampi di luce ad intermittenza. E' il loro personale modo di comunicare:freddi lampi di luce che fendono l'aria. Più volte Chiara ha cercato di imparare quell'alfabeto sconosciuto, ma Maria e Lorenzo non lo hanno permesso, ne sarebbero stati custodi in eterno.
L'appuntamento di Chiara sta per volgere al termine, adesso deve trascorrere dieci/quindici minuti sola. Vaga nei corridoi, quasi sempre vuoti. Ogni tanto scorge qualcuno. Vorrebbe avvicinarsi e chiedere come ha trovato i capelli di Anna, eccessivi? o se Giorgio non sia troppo giovane per un incarico di tale portata..o se l'alfabeto segreto sia poi per tutti così segreto...
Ore 15.00. Chiara sta per andarsene. L'ultima persona che deve vedere, obbligatoriamente, è Tamara. Tamara ha le chiavi della porta d'uscita. E' bella Tamara. Un caschetto di capelli neri su due labbra rosse. Chiara osserva i suoi gesti veloci, meccanici. Gesti che ripete per 4, 6 ore di fila. Sorrisi che ripete per 4, 6 ore di fila. "Buona giornata Chiara" " Buona giornata Tamara".
Ore 15.10. Chiara ha sistemato in maniera confusa, come al solito, colori, odori, soli cocenti e onde prorompenti. Si dirige lenta verso il pedaggio. Depone il carrello e ritira il suo euro. L'euro del sabato, l'euro della routine.



Un abbraccio.

Francesca 

giovedì 7 maggio 2015

Rain

Alcune volte i miei titoli possono essere un po' criptici, ma questa volta non c'è niente di più semplice. Pioggia. Ho sempre amato la pioggia, mi rilassa, mi fa pensare. Non mi rende malinconica, o particolarmente triste. E' una manifestazione della natura, e come tale va rispettata. Mentre piove i suoni si dilatano, si amplificano; un sasso, una foglia secca, il mare..tutto suona, tutto crea una perfetta armonia. Sembra quasi che alcuni suoni si nascondano, ed emergano solo con la pioggia, cercando di passare inosservati, di essere colti solo da chi ne è capace.
Queste sensazioni io le ho ritrovate in RAIN


Rain è il nuovo cd di Andrea Vettoretti. Andrea è un musicista, un artigiano della musica. Mi piace definirlo in questo modo. Lui crea musica, la plasma, è attento ad ogni singola venatura, ad ogni ombra. Considerato dalla critica uno dei chitarristi più importanti d'Europa, è diventato ambasciatore del suo strumento, la chitarra. Ovviamente qui non stiamo parlando di una chitarra comune, ma di un prodotto di alta fattura : un'opera del Maestro Liutaio Matthias Dammann. Vedete che tutto torna..
Per tutti gli aspetti biografici e della carriera di Andrea vi lascio il link alla sua pagina FB : 
https://www.facebook.com/pages/Andrea-Vettoretti/302999143181167?fref=ts
ed al suo sito :
http://www.andreavettoretti.it/

Qui troverete tutto quello che vi può essere utile per scoprire chi è, e cosa crea Andrea, le prossime date dei concerti, le sue collaborazioni.
In questo spazio mi voglio soffermare sulle mie sensazioni, su cosa ho provato ascoltando RAIN, sulle emozioni che ha scoperchiato. 
RAIN raccoglie il lavoro di nove compositori, nove dediche che hanno saputo fondere attuali tendenze musicali con sonorità più classiche. L'acqua, la pioggia, la potenza di questo elemento che può assumere le più svariate forme in natura, permea tutto il cd. Sono convinta che noi siamo un tutt'uno con l'acqua : il nostro corpo è formato principalmente d'acqua, ci culliamo in un'acqua materna per nove mesi, si potrebbe digiunare per mesi ma morire di sete in pochi giorni. L'acqua è vita, la pioggia è vita, e le emozioni che ne scaturiscono sono vita. 
RAIN mi ha travolto, alcuni brani mi hanno fatto gridare "Allora la bellezza c'è ancora!". Tutte le tracce sono abbinate a dei piccoli racconti. Sono scrigni di parole che ti scavano dentro, anche se tu non vorresti. La forza delle parole e della musica sono armi contro cui non puoi combattere, sono armi che difendono la tua anima. 
Sensations è pura poesia. Chi mi conosce sa benissimo che non uso i termini a sproposito, che le parole per me sono importanti, è il mio motto. Quindi, se la definisco poesia, è tale.
Questo è il video.


 Vi è scesa una lacrima vero?..Non abbiate paura di ammetterlo, le emozioni sono così, travolgenti ed inaspettate. Io ho provato una sorta di malinconia felice..è come se tutto l'oceano avesse generato un'onda gigantesca che è rimasta sospesa nel cielo, non ha fatto del male a nessuno, ha voluto solo far sapere che esiste, che vive in ognuno di noi.
Dalle  musiche del CD è nato lo spettacolo multimediale Rain, che Andrea sta portando in tour. Purtroppo non ho avuto ancora il piacere di assistervi, ma credo sia uno spettacolo da non perdere. Vi lascio uno stralcio da YT.


Voi mi leggete, dedicate del tempo a me. Vi chiedo di dedicarlo anche a lui, alla sua chitarra, alla sua musica, alle immagini che riesce a creare, alle maree che saprà smuovere dentro di voi.

Francesca

giovedì 30 aprile 2015

Stendhal, Milano e l'odore dei colori ad olio

Citofonare Francesca oggi torna fra voi. Come ho già premesso alcuni giorni fa su FB, sto attraversando un periodo piuttosto frenetico, riesco a scrivere poco e la cosa mi sta piuttosto angustiando. Tuttavia, quando riesco a trovare degli scampoli di libertà, mi rifugio qui dentro e do sfogo alla mia creatività. Credo riprenderò la normale routine nel mese di Giugno, mi auguro fin da ora che mi resterete "amici", anche se sarò meno presente. Prometto un carico extra per i mesi estivi.
Meditavo da un po' di tempo su questo post, ma gli volevo dedicare la giusta cura.
Durante la mia ultima visita a Milano avevo progettato di visitare le Gallerie d'Italia e così ho fatto.
Gallerie d'Italia è un progetto creato nell'ambito di Progetto Cultura dal Gruppo Intesa San Paolo. Palazzi storici, in passato destinati all'attività bancaria, sono stati trasformati in sedi espositive. Avevo già a suo tempo dedicato un post all'organizzazione delle Gallerie in varie città d'Italia, oggi quindi mi voglio soffermare su Milano e su quello che ha da offrirvi.
Il percorso milanese si articola in due parti : L'Ottocento, da Canova a Boccioni e Cantiere del '900. Due secoli d'arte, due secoli di opere straordinarie visibili da chiunque ed a costo zero. Sì, perché qui non c'è alcun ticket d'ingresso, avete capito bene.
L'800 si articola su Palazzo Anguissola Antona Traversi e Palazzo Brentani. Non sto qui ad elencarvi le note storiografiche, sarei tediosa oltre ogni limite. Credo che, se ne siete interessati, una buona ricerca su Wikipedia, riuscirà a soddisfare la vostra curiosità. Il percorso propone ben 197 opere, di ambito soprattutto lombardo. Nel sito http://www.gallerieditalia.com/it troverete tutte le opere, io qui vi riporterò cosa mi ha colpito, cosa mi ha lasciato negli occhi una pagliuzza dorata.
Mi sono accorta negli ultimi anni di soffrire in forma lieve (per ora) della Sindrome di Stendhal, quindi perdonerete il mio eccesso di entusiasmo e di adorazione indefessa.


Il Gregge (L'Umanità), Filippo Carcano, 1906

Filippo Carcano, allievo di Hayez, è considerato il caposcuola del Naturalismo lombardo. Il titolo di questa tela mi ha colpito in modo particolare, e mi sono chiesta se già all'inizio del secolo scorso la parola "gregge" accostata alla parola "umanità", assumesse un significato negativo, come lo è oggi. Il termine gregge per noi, uomini moderni, sta ad indicare un insieme di persone che avanzano e seguono una scia, un sentiero, senza prestare attenzione alle proprie opinioni, alle proprie idee. Forse nel 1906 si voleva sottolineare l'aspetto biblico della questione, la metafora del gregge, come di un popolo mansueto da dover guidare. Un popolo smarrito che cerca la sua terra. Mi piacciono i colori, il senso dell'orizzonte che si perde nella luce, gli animali che seguono questa linea infinita, attratti da una forza naturale e placida. Ho provato serenità nell'osservare, una serenità ormai a noi aliena.



Ritratto di signora, Emilio Gola, 1903

Emilio Gola è un pittore della nobiltà milanese di fine '800. Riconosciuto maggiormente a livello europeo, si dedica alla ritrattistica, soprattutto femminile. Le signore nobili milanesi sono rappresentante nella loro dimensione mondana, sottolineando l'aspetto naturalistico ma allo stesso tempo calcando la mano su alcuni toni di colore. Mi sono soffermata a guardare questa donna perché ci ho trovato della sensualità. Un profilo sicuro ma allo stesso tempo fragile, dei capelli raccolti dietro la nuca, un collo ed una spalla scoperti ed offerti all'occhio dell'artista. C'è solo lei a completare la scena, non serve altro.


Il '900 trova spazio all'interno della sede storica della Banca Commerciale Italiana, affacciata su Piazza della Scala. Cantiere del '900 è il progetto dedicato alla valorizzazione delle collezioni del XX secolo di Intesa Sanpaolo. Tutte le opere riconducono al concetto di spazio e tempo, ed alle forme che hanno assunto nello scorrere degli anni.


Buste de femme au chapeau, Enrico Baj, 1951

Enrico Baj è il primo artista che ho incontrato in questo percorso. Quest'opera è un collage.
I gioielli sono veramente dei piccoli tesori (dubito dello loro reale autenticità), i bordi del vestito sono delle passamanerie degne della miglior merceria. Adoro i collages. Resterei per delle ore a guardarli, a coglierne ogni piccola sfumatura. Sono sempre stati la mia passione, fin da bambina. Mi sono documentata in merito a Baj. Pittore, scultore ed anarchico italiano,è venuto a mancare nel 2003. Baj è fondatore assieme a Sergio Dangelo del Movimento Arte Nucleare, nato nel 1950 a Milano. Vi riporto uno stralcio del loro Manifesto : « i Nucleari vogliono abbattere tutti gli "ismi" di una pittura che cade inevitabilmente nell'accademismo, qualunque sia la sua genesi. Essi vogliono e possono reinventare la Pittura.
Le forme si disintegrano: le nuove forme dell'uomo sono quelle dell'universo atomico. Le forze sono le cariche elettriche. La bellezza ideale non appartiene più ad una casta di stupidi eroi, né ai robot. Ma coincide con la rappresentazione dell'uomo nucleare e del suo spazio. [...] La verità non vi appartiene: è dentro l'atomo. La pittura nucleare documenta la ricerca di questa verità. » Trovo che il concetto di bellezza ideale sia qualcosa di estremamente moderno, e che riportato ai giorni nostri vada a convergere sull'annosa questione di chi decide cosa è bello o cosa non lo è. Baj diffidava di giovani eroi e robot, e credo dovremo seguirne l'esempio. Sicuramente questa donna vi richiamerà alla mente Guernica, il famoso quadro di Picasso. Proprio lì, in quello stile, in quelle forme prive di ogni struttura "logica", Baj ritrova il suo stile, la sua forma di bellezza.






Particolare della nascita di Venere, Giosetta Fioroni, 1965

Non potrò mai rendervi partecipi della maestosità di questo olio. 200 x 100 cm. Una venere botticelliana che si ripete all'infinito e riempe gli occhi di bellezza. L'autrice è Giosetta Fioroni. Giosetta è una donna, una pittrice, un'eclettica, una sperimentatrice, possiamo pure definirla anche un esponente della "pop art" italiana. Giosetta ama le contaminazioni, ed io amo lei. Ad 80 anni riesce ancora a mettersi in gioco, a stupire e stupirsi. Credo che la sua vita debba essere conosciuta. Se vi dicessi che la protagonista dell'Odore del sangue di Parise è lei? Quasi mezzo secolo di passione, amore, rabbia, tradimenti. Due artisti che si respingevano e si attraevano allo stesso modo. Un ultimo libro, My Life, dove ripercorre le tappe della sua vita professionale e privata, illustrandole. Non semplici illustrazioni, ma un insieme vorticoso di foto, parole, disegni, colori. Vi lascio due link, leggeteli ed ascoltateli.

http://www.enquire.it/2014/05/23/a-portrait-of-giosetta-fioroni/
http://www.arte.rai.it/articoli/giosetta-fioroni-my-story/23731/default.aspx

Ci sarebbero tantissime altre opere da commentare, da consigliare. Non mi voglio dilungare troppo e voglio lasciare spazio alla vostra fantasia ed alla vostra curiosità. Visitate le Gallerie, aiutate la cultura a rimanere viva ed aperta a tutti.

A presto.

Francesca



martedì 14 aprile 2015

Troppa felicità

Ieri sera si è tenuto il nostro solito incontro mensile per discutere la lettura scelta. Questa volta, sul banco degli imputati, si è presentato Troppa felicità di Alice Munro.


Come tutti saprete, la Munro è stata insignita del Premio Nobel nel 2013 per tutta la sua produzione letteraria. Scrittrice canadese, nata nel 1931, ha raggiunto la fama internazionale grazie alla sue short stories, racconti. Qui si apre l'annosa questione della valenza letteraria del racconto. Spesso dai lettori forti ed anche dalla critica istituzionale, le raccolte di racconti vengono considerate in maniera minore. La stessa Munro in uno dei suoi racconti definisce "chi ne scrive come degli appesi ai cancelli della letteratura". Io ne ho letti e ne continuo a leggere. Non penso siano una forma di letteratura minore, anzi. Il racconto può lasciarti dentro qualcosa di sfuggente e radicato allo stesso tempo. Può e deve essere anche una forma di lettura alternativa. Non sempre siamo predisposti a leggere tomi di 300 e passa pagine, alcune volte abbiamo la voglia e la necessità di poter trovare il senso di una giornata in un paio di facciate, o di perderlo anche tutto quel senso. 
Non fatevi ingannare dal titolo; Troppa felicità non parla di felicità, o almeno di una felicità canonica. Faccio una piccola premessa, in modo che voi capiate il mood del "mio" momento. Ultimamente faccio veramente fatica a catalogare cose, situazioni, sentimenti in tristi e felici. Credo che tutto possa essere triste e felice allo stesso tempo, colgo sfumature che prima non riuscivo a capire. Sapete la famosa distinzione che da bambino ti insegnano fra il bianco ed il nero? Ecco, l'ho smarrita. Vedo tutto in una scala di grigi. Mi chiedo se sia un bene od un male. Sto portando la mia sensibilità a dei livelli estremi. La Munro non mi ha per niente aiutato in questo.
Non avevo mai letto niente di lei, e non so nemmeno se ho iniziato dal testo più giusto. Troppa felicità è stato scritto nel 2011, quindi in età avanzata. La Munro narra di padri assassini, madri devastate, figli che spariscono nell'oblio per anni, tradimenti e vite da ricostruire da perfetta cronista. Non mi riferisco allo stile, quanto al coinvolgimento. Non si lascia trascinare nei meandri della disperazione, dell'abominio, ma attornia i suoi personaggi di nuova vita, nuove imprese, nuove conoscenze. Da un evento luttuoso scaturiscono conseguenze che si possono rivelare anche positive o lasciare del tutto indifferenti. Non mi sono soffermata molto su cosa volessero "dirmi" questi racconti. Li ho letti come se mi scorresse la vita davanti, come se fossi un attenta spettatrice di tutto quello che mi gravita attorno. Non la definisco rassegnazione, sarebbe svilente, ma semplice accettazione e constatazione. Spesso la vita prende delle pieghe inaspettate, ci mette a dura prova, ci sfida. Alice Munro in questi testi impegna i suoi personaggi in delle battaglie improvvise, crudeli, spiazzanti, ma li fa uscire vincenti, forse non felici né tristi, semplicemente umani.
Credo che Troppa felicità sia una panacea se avete l'animo in tumulto, ed avete bisogno di essere più obiettivi e neutrali verso la vostra vita. Buona lettura. 

Francesca